IPAZIA DI ALESSANDRIA: FEMMICIDIO DI UNA SCIENZIATA-prima parte- di GIAN

Negli ultimi anni Ipazia sembra tornata di moda. Sottolineo che non ho visto il film (*), ad eccezione di un frammento di 4 minuti relativo all’ellisse – quanto basta per capire che devo assolutamente vederlo, anche se la giornalista di turno lo definisce polpettone – e non ho letto nemmeno il libro di Gemma Beretta (**), né quello di Antonio Colavito e Adriano Petta (***), né quello di Silvia Ronchey (****).
Ho letto solo la breve sintesi che ne fa Rita Levi Montalcini (****). Non sono dunque influenzato da eventuali dettagli romanzeschi e non voglio partecipare ai numerosi dibattiti su chi sia davvero il responsabile della sua morte; non sono affetto da isterie laiciste o religiose, da verità o bugie ideologiche, o da stereotipi anticlericali… non mi interessano.
Anche se la mia simpatia nei confronti di Ipazia è tangibile, voglio descrivere, con umiltà e onestà intellettuale, una matematica, astronoma, filosofa e scienziata che ha avuto la sfortuna di nascere in uno dei periodi più tumultuosi e imbarazzanti della storia e che, senza ovviamente saperlo, aveva anticipato Copernico di ben 1000 anni.

Hypatia 238, scoperto dall’astronomo Viktor Knorre nel 1884, è un asteroide che orbita nella fascia tra Marte e Giove e che ha un diametro di circa 150 Km e un periodo di rotazione di circa 9 ore. A me piace pensare che sia il residuo di un’antica cometa che ha illuminato periodicamente la Terra con la sua chioma splendente e che, catturato infine dalla tremenda forza di gravità di Giove, sia lì per ricordare all’umanità che di fondamentalismo religioso, di qualunque religione, ne abbiamo subito troppo.
L’asteroide è infatti dedicato a Ipazia che significa illustre, somma, stimata, gloriosa, celebre matematica dell’antichità.

E’ curioso il fatto che, mentre la sua vita è ben documentata, non esistono scritti suoi, eppure è una delle poche ad essere citata in quasi tutte le opere storiografiche delle scienze.
Nasce ad Alessandria d’Egitto probabilmente nel 370 d.c e cresce nel colto ambiente alessandrino, ricevendo un’istruzione di prim’ordine dal padre Teone, matematico e astronomo, direttore del “Museion”, la più famosa Accademia dell’antichità (la Biblioteca di Alessandria fu distrutta nel 48 a.C. durante la guerra di Cesare, mentre il Museion sopravvisse al disastro e continuò a godere della protezione degli imperatori romani, che assicurarono un vitalizio ai membri fino alla fine del IV secolo).
Ipazia vive in un periodo storico caratterizzato da cambiamenti epocali che porteranno alla caduta dell’Impero romano d’occidente, alle invasioni barbariche e alla supremazia del Cristianesimo: l’Editto di Milano dell’imperatore Costantino nel 313 stabiliva la libertà di culto, il Concilio di Nicea del 325 formulava i fondamenti dell’ortodossia cristiana, l’Editto di Tessalonica del 380 dichiarava il Cristianesimo religione ufficiale dello Stato e riconosceva il primato, in materia di teologia, delle sedi episcopali di Roma e di Alessandria.
All’epoca Alessandria aveva toccato l’apogeo dello splendore nelle scienze, nelle arti e nella letteratura: era una città multietnica, abitata da egizi, ebrei, elleni – gruppo dominante di origine greca – al quale Ipazia apparteneva. Non era cristiana, ma fra i suoi allievi aveva tuttavia dei cristiani, come Sinesio, il futuro vescovo di Cirene, che la chiamava “madre, sorella, maestra, benefattrice e degna di quanti titoli sono maggiormente onorevoli e pur sempre inferiori al tuo merito”, e che su di lei ha lasciato preziose testimonianze scritte.
Edifici religiosi quali sinagoghe, chiese cristiane, templi alle divinità greche ed egizi riempivano la città.
Da sottolineare un fatto importante: durante la peste di Alessandria, un secolo prima, era nata la confraternita dei Parabalani (il termine parabalanoi significa “coloro che rischiano la vita”) che svolgevano opere di misericordia, pur esposti a malattie contagiose. Non avevano né ordini né voti, ma erano elencati tra il clero e godevano di privilegi e delle immunità del clero. Sembra inoltre che i Parabalani costituissero una frangia fanatica, che oggi definiremmo talebani.

Ipazia approfondisce i suoi studi presso la scuola neoplatonica di Atene, dove l’attività intellettuale l’arricchisce di idee e quando torna ad Alessandria incomincia a insegnare con originalità e generosità, riaccendendo ben presto il tipico spirito di investigazione filosofica alessandrino. All’epoca, nell’ambito dell’insegnamento di filosofia, s’impartivano a volte le scienze matematiche, ma l’insegnamento presso un filosofo era ricercato solamente da una ristretta minoranza di giovani dopo la fine degli studi di grammatica e di retorica, cosicché le conoscenze matematiche, anche superficiali, erano piuttosto rare). Ipazia si rivela un’ottima insegnante, dotata del “fascino d’idee non comuni e ignote ivi nella forma com’essa le esponeva” e all’età di 31 anni, assume la direzione della scuola neoplatonica di Alessandria. In breve tempo diviene così celebre che molti affrontano lunghi viaggi per ascoltare le sue lezioni.
Assiduo alle sue lezioni – sembra sia talmente innamorato da chiederla in sposa – è Oreste, prefetto dell’Egitto, che ormai ha preso l’abitudine di consultarla sui problemi della città.

Ipazia è bella, intelligente, saggia e libera (non pensa proprio al matrimonio), troppi “difetti” per l’epoca in cui vive, fortemente influenzata dalla misoginia aristotelica che considera le donne come esseri inferiori: pagana, ma convinta sostenitrice della distinzione tra religione e conoscenza, rappresenta dunque una continua provocazione per la sua condotta di vita indipendente, per l’impegno civile e per la sua influenza politica. “Per la magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini: infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale (Socrate Scolastico).
Va anche sottolineato che quando Ipazia comincia a insegnare, nell’ultimo decennio del IV secolo, ad Alessandria sono stati appena demoliti i templi dell’antica religione per ordine del vescovo Teofilo, demolizione che simboleggia la volontà di distruzione di una cultura alla quale Ipazia appartiene e che lei è intenzionata a difendere e a diffondere.

fine prima parte

(*) “Agorà” di Alejandro Amenábar, interpretato da Rachel Weisz, 2009

(**)(Gemma Beretta, “Ipazia d’Alessandria”, Editori Riuniti/University Press, 1993, 2014

(***)Antonio Colavito, Adriano Petta, “Ipazia – Vita e sogni di una scienziata del IV sec. d.c. La Lepre Edizioni 2009

(****) Silvia Ronchey, “Ipazia. La vera storia”, Rizzoli, 2010

(*****)Rita Levi-Montalcini con Giuseppina Tripodi, “Le tue antenate. Donne pioniere nella società e nella scienza dall’antichità ai giorni nostri”, Ed.Gallucci, 2008

GIAN

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