I miei beati anni del castigo: la bambina e l’aquilone

aquilone

Avevo un sogno d’ametista
un sogno che volava alto
sopra le nuvole
per raccontare favole al sole
e giocare col vento.
Una bimba e un aquilone:
quando i prati erano distese marine
e un ginocchio graffiato
il rifugio tra le tue braccia.
Guardavo in alto per seguire
nell’abbaglio del sole
quel viola d’ametista
che m’ammagava.
Sognai che diventasse il mio tappeto magico
per portarmi fino a Bagdad
dritto da te.
Quando arrivammo sopra i giardini
dove fiorivano rose di pietra
un proiettile ci colpì.
Volammo fino al sole …
un aquilone e una bambina.
Nel suo calore continuano a rincorrersi
per l’eternità
giocando con gli aerei.
A volte mi chiamano:
ma sono così pesanti
ora
le ossa della vita…

9 pensieri su “I miei beati anni del castigo: la bambina e l’aquilone”

  1. è il sangue che corre
    in un rombo lontano
    che non sentivo mio
    le mani bruciano
    sprofondo nel cuore
    verso la vita
    nei giorni lontani
    ancora domani
    il sogno è vivo
    vedo l’azzurro
    luminoso del cielo…
    ma si chiude lentamente
    nel giorno ormai finito
    mentre la notte arriva scura
    una stella brilla solitaria
    in un sogno infranto
    mentre in cielo, la morte,
    si abbatte sul mondo….

    adesso l’incubo della
    notte è già sparito
    è il mio aquilone
    che volteggia
    nell’abbaglio del sole…

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