Cronache dai miei Appennini: I marchesi Malaspina e lo “Jus primae noctis”

castello

Nella zona del monte Gottero, che ho già ricordato come una delle vette sacre alle tribù Liguri, si annidano molti paesi di antica origine.
Uno di questi è Godano, in provincia di La Spezia, situato su un erto colle, alla sinistra del fiume Vara.
Alessandro Malaspina, mio antenato,uomo decisamente perverso, fu l’ultimo della casata a governare su questa terra.
Nel 1525 gli abitanti di Godano, stanchi dei soprusi del loro signore, dapprima si rivolsero agli Sforza di Milano, senza ottenere alcuna riparazione ai torti subiti.
Allora decisero di regolare i conti personalmente; così, dopo aver ucciso Alessandro, distrussero quasi del tutto il castello, come a voler cancellare ogni traccia di chi li aveva tiranneggiati tanto a lungo.
E’ sicuro, come risulta da antichi scritti sulla storia della ValdiVara, che l’antenato facesse valere ancora lo “Jus primae noctis”, un diritto di cui gli altri feudatari nel 1500 non approfittavano più.
Se parte della revisione storica moderna definisce un mito lo jus primae noctis ..io sono qui ad affermare che mito non era.
Con tale imposizione le donne appena maritate dovevano trascorrer la loro prima notte nel letto del loro signore e padrone.
Il Marchese Alessandro aveva aggiunto una variante per lui assai sollazzevole: se la poveretta non era illibata- e qui immaginiamoci come fosse facilmente manipolabile la cosa – dopo aver subito sevizie
inenarrabili era destinata allo”strambucchettu”, un fossato molto profondo pieno di lame a coltello, ferri aguzzi e quant’altro la mente perversa di quell’uomo, aiutata dai tempi, poteva immaginare.
Un giorno gli abitanti di Godano, stanchi di vedere usate così le loro donne e vessati da altri soprusi di ogni genere, decisero di uccidere il Marchese , datosi che la loro supplica agli Sforza era rimasta inascoltata.
Così i capofamiglia insieme a tutti i giovani si riunirono fuori dell’abitato, in un luogo ancor oggi detto “Mal Consiglio”, ove decidere il modo migliore e più sicuro per eliminare il tiranno.
Il giorno seguente, armati di forconi, bastoni e sacchetti pieni di sabbia, i ribelli tesero un’imboscata al nobile che a cavallo, come era solito fare, e con un solo accompagnatore,guardia del corpo si direbbe oggi, datosi che sulle proprie terre si sentiva oltremodo sicuro, si stava dirigendo a Cornice, un paese distante circa quattro chilometri da Godano, dove risiedeva suo cugino, un altro Malaspina.

prima notte

L’imboscata avvenne al mattino, di buon’ora a metà strada circa tra Godano e Cornice e riuscì perfettamente.
Alessandro fu percosso selvaggiamente e lasciato in fin di vita sulla strada.
Venne dato per morto, insieme a chi l’accompagnava.
Invece gli riuscì di rimettersi in sella e raggiungere ugualmente il cugino, ma le botte infertagli con i sacchetti di sabbia, pur non avendo lasciato segni esteriori evidenti, gli avevano procurato lesioni interne che lo portarono alla morte dopo parecchie ore di straziante agonia.
La morte di Alessandro segnò la fine del dominio dei Malaspina su Godano e l’inizio della vita fantasmatica dell’antenato che da allora si aggira tra i ruderi e pure nei boschi circostanti.
A demolire del tutto il castello già ridotto a un rudere dagli abitanti del paese inferociti ci pensò Sforzino Sforza governatore ducale di Pontremoli:
-propter multa nefanda crimina in dicto castro et arce Godani perpetrata per D.Antonio III et Alexandrum ejus filium –
Infatti pare che anche il padre di Alessandro, Marchese Antonio III, tenesse mano al figlio nelle vessazioni e crudeltà perpetrate ai danni dei disgraziati sudditi.
Quanto allo “Jus primae noctis” sembra un privilegio a cui i Malaspina di Godano approfittassero ampiamente, nonostante i tempi fossero cambiati.
Infatti anche il nonno del famigerato Alessandro, il Marchese Antonio II, lo esercitava sfacciatamente, tanto che pure a lui toccò una brutta fine.
Ecco che cosa narra Caselli nella sua “Lunigiana ignota”:
-Il dissoluto Marchese Antonio II, un giorno, come soleva fare da tempo, volle a forza possedere una bellissima fanciulla di Godano, fidanzata a un giovane del paese.
Ma tosto, i parenti della fanciulla e del giovane, intesi i pianti della poveretta, s’unirono, ed entrati armati nel castello, fecero a pezzi nel proprio letto il nefando, prepotente signore-

Insomma , per i marchesi Malaspina di Godano lo Jus primae noctis, o forse dovrei dire le donne, sono stati davvero fatali… 🙂

2 pensieri su “Cronache dai miei Appennini: I marchesi Malaspina e lo “Jus primae noctis””

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