Don Giovanni, le donne, la menzogna

ammazzatodio

La maggior parte degli uomini si accontenta di guardar passare le donne che desiderano, che non avranno mai e si rassegnano.
Io no, io non mi consolo della perdita di queste passanti fugaci, ciascuna di loro apre in me una ferita che non finisce mai di sanguinare; mi dolgono le occasioni perdute come duole all’amputato il braccio che non ha più.
Percorro i viali, i locali notturni, i pub e i caffé con un’avidità allucinata, una golosità da bambino per tutti i corpi di cui annuso la carne palpitante come un animale fiuta l’acqua o la preda.
Sono sempre affamato, come un galeotto che non fa l’amore da vent’anni.
Per me la vera bellezza è un godimento del numero, risiede nella diversità degli incarnati, nella moltitudine dei volti.
Le donne più belle sono quelle che non si conoscono ancora.
Che sensazione meravigliosa mi procurano quegli istanti soffocanti in cui un’estranea che contemplo ostinatamente si mette a guardarmi, per iniziar con me il duello amoroso delle pupille…
Gli amici mi rimproverano spesso di uscire indiscriminatamente anche con donne brutte: è la verità; sarà che in ogni nuova conoscenza femminile io saluto l’irruzione del caso, ciascuna è consacrata dal fatto stesso di essere nuova, perché, in definitiva, venero solo gli incontri, quelle epifanie della vita profana che trasfigurano l’esistenza lacerandola.
Se tutte le donne della terra fossero dei mostri io le corteggerei lo stesso semplicemente per il piacere di cambiare, di assaporare altre pelli, di scoprir nuovi volti ognuno dei quali, a suo modo, è simile alla chiave di un mondo fantastico e sconosciuto al maschio.
Naturalmente frequento anche le prostitute; vado pazzo per il loro aspetto di “animali da pascolo”, frementi di vita, con il seno mezzo nudo, le cosce libere, bardate di pizzi , che invitano i passanti a godersi un grossolano piacere dentro oscure caverne.
Le apprezzo per epicureismo, per amore della velocità, come mezzo sicuro per aver il maggior numero possibile di corpi nel minor tempo.
Pagare mi serve solo ad accorciar la distanza tra il mio appetito e la sua soddisfazione. Godo di questo lusso, il risparmiarmi, a volte, la fatica della seduzione e benedico il denaro che, corrompendoli, apre gli individui a incomparabili combinazioni erotiche.
Nel mercenario dei sensi celebro la grande epopea dell’amore, disgiunto dal sesso, anche se questo può parer assurdo a una prima impressione, un’epopea che ci permette di avvicinare esseri umani troppo distanti da noi socialmente perché possano capitar sulla nostra strada.
Anzichè raffreddare il mio entusiasmo, il lato sordido del mestiere mi affascina oltre misura, come se conferisse un’altra dimensione a un atto tutto sommato fanciullesco.
Quello di cui vado in cerca non è tanto il piacere, quanto le sue possibilità.
La prostituzione è per me un rito di complicità tra produttori indipendenti, un’esperienza da giocatore che ha per palcoscenico la strada e per principio lo spendere.
Siano esse losche vagabonde o messaline, l’indifferenza, magari anche il disprezzo di quelle donne ne rivela l’essenza sovrumana: sono affascinato dalla loro predilezione per i bambini e i cani, dal loro eccessivo sentimentalismo, da quel modo sfacciato di dare del tu, che instaura tra i clienti la democrazia dell’amore venale.
Naturalmente di questo mio avventurarmi notturno in cerca di cotali piaceri nessuno è al corrente, in quanto mai si comprenderebbe perché don Giovanni, il seduttore per eccellenza, senta la necessità di pagar donne per il suo piacere.
E se per caso dovessi esser scoperto so mentire talmente bene da esser inattaccabile.
Del resto ho sempre mentito, da bambino per proteggere la mia tranquillità, da adolescente per prolungare i benefici dell’infanzia, da adulto per abitudine e nostalgia.
Perchè dire la verità mi pare proprio una disastrosa mancanza di immaginazione.
Da sempre mi affascina il personaggio di Don Giovanni: questa è una mia personalissima interpretazione di una figura d’uomo tanto discussa…

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