La scala: lettera da un altro mondo

Scala Yerka

La scala di Yacek Yerka

Oggi racconto una fiaba che proprio tale non è, in quanto parte del mio vissuto.
Tratta della fuga dal dolore attraverso la fantasia per creare un mondo parallelo dove la sofferenza non esiste.

L’isola incantata era ricca di palme che frusciavano al vento marino come capelli sulle spalle di una ninfa, di elicriso e mirto che stordivano con il loro profumo, colorata dall’oro del dio sole al fiorire della ginestra e dall’argento della cineraria marittima che stendeva qua e là il suo splendido brillante manto tra i rami gialli, verdi e rossi dell’euforbia arborea.
Lecci e pini si infittivano man mano che si saliva verso la vetta di bianco calcare, tra il gracidare impettito dei corvi imperiali e i voli radenti dei grandi gabbiani.
Tutto intorno ai suoi fianchi, come a difenderla, si snodava una ripida scogliera, a tratti inaccessibile, dove si aprivano caverne che un tempo, molte ere prima, erano state abitate da giganti.
Il mare era sempre agitato intorno all’isola, come se segrete forze all’interno della terra trovassero lì la loro liberazione.
Tra le tante meraviglie di quel minuscolo Eden c’era anche una scala di cui si raccontavano magie; costruita in pietra rossastra, consumata dal numero infinito di piedi che l’avevano levigata, saliva, da una piccola caletta tra le rocce, verso l’alto in mezzo a una cespugliosa vegetazione di macchia mediterranea; saliva, saliva e non se ne vedeva mai la fine.
Non si sapeva quando fosse stata costruita, sicuramente molti secoli addietro, quando l’isola incantata era abitata non da uomini ma da dei.
Chi si arrischiava a salire per quella ripida antica scala e riusciva ad arrivare in cima con grande fatica si trovava perduto nel nulla: una frana si era portata via il resto.
Infatti appena dopo l’ultimo scalino si apriva la scogliera che precipitava a picco nel mare.
Per questo la chiamavano la scala dei suicidi.
Ma c’era una strana storia che circolava dal tempo dei tempi: si diceva che in verità quella scala portava a un altro mondo affatato di mistero, un mondo di streghe, maghi, orchi, castelli incantati, dove la vita umana si fermava per entrare nel regno dell’immortalità: ma tutto questo, si diceva, sarebbe diventato realtà solo per chi avesse saputo costruirsi con la fantasia il ponte magico verso quell’Universo parallelo al nostro: e per riuscirci avrebbe dovuto volerlo con tutte le sue forze e con il coraggio di mille tigri, perché una volta arrivato in quel mondo non sarebbe mai più tornato indietro.

Così volli provare: in quel mattino di giugno salii fini in cima alla scala con enorme fatica, arrampicandomi anche sulle ginocchia quando le caviglie non mi ressero più; mi sedetti con le gambe ferite penzoloni nel vuoto, chiusi gli occhi, e costruii quel ponte: lo volevo talmente che fu così facile…
Tutto in un attimo scomparve, il mare, l’isola, i gabbiani che stridevano, il mio dolore di ogni giorno divenuto ormai insopportabile: mi trovai d’incanto in un mondo colorato, morbido, perfetto in ogni suo atomo, luminoso, dove mi pareva di galleggiare senza camminare.
Arrivò Merlino il mago, giovane e bello, che tante volte avevo incontrato nei miei sogni, con il suo cavallo Aster e mi portò via con sé.
Da quel lontano giorno, son passati tanti, tanti anni, respiro qui, nel mondo oltre la scala magica e l’eternità non è più così pesante come quando ero umana: ora è un battito di ciglia.
Ma ogni tanto mi ricordo della terra, di voi.
Per questo vi ho scritto.

n.d.a. L’isola incantata esiste anche se oggi di palme ce ne son rimaste pochissime. E’ la “Palmaria” situata di fronte al borgo medioevale di Portovenere (La Spezia).

2 pensieri su “La scala: lettera da un altro mondo”

  1. Credo fermamente, che con la nostra buona volontà, riusciamo a mettere da parte quei crucci che ci logorano e con una ventata di positività, siamo in grado di raggiungere magici lidi lontani ed emozionanti, che tanto abbiamo sognato….basta immaginarlo con tutta l’anima!

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