La foresta di girasoli

armir

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi

(La guerra di Piero, Fabrizio de André, 1966)

Io non ho i papaveri a vegliarmi dall’ombra dei fossi, sono i girasoli a cercare per me il sole, a darmi gli occhi per vedere da sotto terra uno spicchio di mondo, a dar vita a quella mia scintilla di umano che è sparsa qui nel ventre della Madre Russia.
Avevo vent’anni quando mi mandarone sul fronte sovietico con l’ARMIR, la grande armata che nel sogno folle di Mussolini avrebbe dovuto insieme alla Germania di Hitler aver ragione in brevissimo tempo di un nemico ormai già dato per sconfitto. E mi trovai in pieno inverno russo: voi non potete neppure immaginare che cosa siano le sterminate distese di gelo che non hanno mai fine, quelle bufere continue di neve che non danno tregua soprattutto quando devi marciare in ritirata per sfuggire a un nemico rivelatosi ben lontano dal ritenersi già sconfitto in partenza; quando trascini scarpe sfondate con suole di cartone, cappotti ormai logori per coprirti, armi inutili, quando vedi i tuoi compagni cadere a terra con le dita dei piedi congelate o le mani ridotte a moncherini…

Perché vedete la vera crudeltà della guerra sta nel suo beffardo privarti della misericordia verso i tuoi compagni: arrivi a pensare solo a te stesso, a salvarti la vita, ad andare avanti perché non si può morire a vent’anni terrorizzati da tutto quel bianco, talmente lontani da casa da sentire il cuore spezzarsi in frantumi, no, non è giusto…
Ma successe proprio questo: all’improvviso, dietro a una duna di ghiaccio, comparvero delle ombre scure; i russi erano arrivati. Feci appena in tempo a pensare al mare sotto le finestre della mia camera, là, in Italia che un dolore feroce mi trapassò il petto. Caddi, tentai di rialzarmi ma fu tutto inutile. Il sangue mi si congelò addosso e precipitai nel buio.
Poi un giorno un miracolo mi riportò nella luce: il passo leggero di una ragazza che camminava sopra di me cantando in questa foresta di girasoli…

8 pensieri su “La foresta di girasoli”

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