Le mutande rosse portano buono e piacciono sia alle papere che ai gabbiani

intimorosso

Ieri,nel primo pomeriggio, dietro le insistenze materne, sono scesa in città a trovare una amica di famiglia che è appena tornata da Parigi per trascorrere con i parenti le feste natalizie: l’elegante signora mi porge un pacchetto regalo con un malizioso sorriso:
-Con tanti auguri per una ottima fine d’anno e uno splendido principio-
Scarto il dono, dentro c’è una scatola bianca a forma di Aspirina gigante, ovviamente griffata, che contiene degli slip rossi di pizzo e seta, una costosa meraviglia, tanto leggeri da stare stretti in un pugno: roba di gran lusso.
Resto un attimo sconcertata, non mi conosce bene, ovviamente, oppure …l’ha fatto apposta: propendo per la seconda ipotesi visto il sorriso ironico della serie: -E ora dimmi che non ti piacciono-
Ringrazio madame, ancora qualche chiacchera e poi me ne torno verso la macchina.
L’umidità è diventata “fredda”, il tempo sta cambiando. Cammino pensierosa pensando alle mutande-regalo, a quei soldi cacciati via tanto allegramente, all’insipienza umana,quando li vedo: un uomo e una donna seduti su una banchina, stracciati, infagottati in panni vecchi e sporchi.
Mangiano qualche cosa di unto che estraggono da un pacchetto ancora più unto. Non sono vecchi, solo miserabili, due barboni, fuori luogo e tempo tra le mille luci della città bardata a festa, che trasuda buonismo.
L’uomo comincia a tossire, una tosse insistente, secca, che non fa presagire niente di buono.

Mi avvicino e dopo essermi presentata:
-Lei deve andare in ospedale, non può restare qui al freddo, aspettatemi, torno con la macchina e vi accompagno io-
Mi guardano trasecolati, come se fossi la madonna, poi:
-No grazie, niente ospedale, non ho tessera sanitaria e neppure permesso di soggiorno; se vengo con te mi rispediscono al mio paese e io non posso tornare là; tu sei ragazza molto gentile-risponde l’uomo- ma meglio noi qui-
-Sì, meglio.-ripete la donna.
-Ma prima o poi arriva un vigile…-
La donna spalanca le braccia, rassegnata.
Allora d’istinto apro la borsa, prendo il portafogli e metto in grembo a quest’ultima tutto quello che ho:
-Cenate e trovatevi un letto: domani andate a questo indirizzo, a mio nome, faccio una telefonata, vi aiuteranno- dico senza guardarli negli occhi, perché so già che potrò fare ben poco per loro.
Poi mi allontano correndo, vergognandomi di quelle costose mutande rosse che mi porto appresso.
Mi fermo col fiatone appoggiandomi al parapetto: sotto scorre il fiume dove prosperano le papere. E infatti un gruppetto di germani si avvicina speranzoso: sono abituati ai biscotti e al pane che la gente porta loro tutti i giorni. E sorrido all’idea che mi è venuta.
Mi guardo intorno, sono sola: apro l’Aspirina gigante, prendo in mano quel lampo di rosso e lo lascio cadere di sotto in testa agli uccelli che l’afferrano con il becco e cominciano a disputarselo fino a che la mutanda si rompe in mille pezzi: pare si stiano divertendo.
All’improvviso arriva un gabbiano che si lancia in picchiata su un lembo di rosso e l’ingoia, tra il frastuono paperesco per poi librarsi in volo stridendo.
I gabbiani si sa mangiano di tutto e le papere? mi devo informare…sorrido mentre getto l’elegante contenitore a forma di aspirina nel cassonetto vicino alla macchina.

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