Il fascismo e le donne

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Ieri tra tante mimose digitali ho letto anche autentiche perle glorificanti la condizione della donna nel periodo fascista.
Ora, visto che il falsare la storia per far risplendere ideologie osannanti al razzismo, all’omofobia, al militarismo, nonché al maschilismo mi procurano nausee e pruriti vari eccovi un bel pezzo di Carla Prosperi che ho trovato molto asettico, non di parte, STORICO insomma, anche perché tratta della condizione della donna in toto al tempo dellabuonanima.Vi riporto l’inizio, poi chi vorrà,potrà leggere il seguito all’indirizzo che trovate sotto..
Vi anticipo che l’articolo è lungo, tipo pippone, ma non lo è: così noi donne eravamo considerate nel fulgido ventennio e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze:

La dittatura mussoliniana costituì un episodio particolare e distinto del dominio patriarcale. Il patriarcato fascista teneva per fermo che uomini e donne fossero per natura diversi. Esso politicizzò pertanto tale differenza a vantaggio dei maschi e la sviluppò in un sistema particolarmente repressivo, completo e nuovo, inteso a definire i diritti delle donne come cittadine e a controllarne la sessualità, il lavoro salariato e la partecipazione sociale.
La concezione antifemminista fu parte del credo fascista al pari del suo violento antiliberalismo, razzismo e militarismo. Alla vigilia della Grande Guerra attorno alla questione demografica si andava affermando una nuova politica biologicabasata su una concezione della vita come lotta mortale per l’esistenza del Darwinismo sociale, la quale si proponeva di elaborare programmi che proteggessero, accrescessero e perfezionassero gli esemplari della razza umana e relativi al benessere sociale secondo i fini della politica statale.
Nella misura in cui la diversità etnica e l’ emancipazione della donna furono identificate come ostacoli, la politica biologica venne agevolmente permeata dall’ antifemminismo e dall’ antisemitismo.
Nell’ Italia fascista il regime affrontò il duplice problema dell‘emancipazione femminile e della politica demografica e la dittatura giustificò le proprie battaglie demografiche in chiave di salvezza nazionale.
Tale concezione rivestì nei confronti delle donne conseguenze immediate.
Lo Stato si proclamava l’ unico arbitro della salute pubblica e in linea di principio esse non avevano alcun potere decisionale riguardo alla procreazione dei figli. Si riteneva anzi che le cittadine di sesso femminile fossero antagoniste dello Stato: prendessero personalmente o meno la decisione di limitare le dimensioni della famiglia, la responsabilità di avere in tal modo interferito con gli interessi di quest’ ultimo veniva attribuita soltanto a loro.
Il fascismo cercò di imporre le gravidanze proibendo l’ aborto, la vendita di contraccettivi e l’ educazione sessuale. Allo stesso tempo favorì gli uomini a spese delle donne all’ interno della struttura familiare, del mercato del lavoro del sistema politico e della società in generale.

Continua qui:

http://digilander.libero.it/kiki82m/donna_fascismo.htm

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23 pensieri su “Il fascismo e le donne”

    1. il contrabbandare il fascismo per movimento che ha “stimato” la donna è aberrante: del resto, per chi la storia la conosce davvero,vedi come si comportò la buonanima col gentil sesso, in perfetta coerenza, fino all’ultimo.

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    1. a chi lo dici, per carità la bonifica delle paludi pontine salviamola eanche qualche cosa d’altro, ma come tutte le dittature è stata orribile , anche se quasi tutti, meno gli eroi, come dice la mi nonna che ormai ha 90 anni, l’eran fascisti allora. per forza , altrimenti eri segnato a vista e perseguitato

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    1. io ho letto di peggio:per questo il post. Quello che non sopporto è l’ignoranza storica o peggio ancora il rifilar menzogne a chili rigirando frittate SOLO per odio verso gli immigrati. Da qui escono post mirabolanti…che mi nauseano.

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  1. Il problema serio, davvero serio, è che la cultura del femminismo si è pervertita negli anni ’80 in una – a mio parere – sterile autoanalisi ed autospacchettamento su rivendicazioni a mio parere evitabili (come alcune violenze alla lingua italiana in materia di genere…. sacrosanto rifletterci un po’ meno DOVER trovare il modo di storpiare… Avvocatessa è così bello e femminile… vabbè ma so’ maschio, mi taccio). Alla fine, nel riflettersi e narrarsi, il movimento femminsta e le sue riflessioni su emancipazione e uguaglianza nella differenza sono andate a farsi benedire diluite nel mare magnum dei “ditalini (distinzione di genere) mentali” lasciando campo aperto, nella praticità, al più becero revisionismo d’accatto… una testimonianza su tutte? La cialtrona imbecilleria di miss itaGLIa di quest’anno… uno su tutti che spiega come si possano partorire aberrazioni simili a quelle di cui giustamente ti lamenti! Il problema è che ricominciare a discutere seriamente delle donne è giusto lo facciano IN PRIMIS le donne. Altrimenti noi, e ne sono convinto, in una discussione entriamo portando anche inconsciamente un punto di vista maschile che è per forza di cose mediato dalla visione del mondo in cui siamo stati cresciuti ed a cui siamo stati educati!

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      1. Cosa ci azzecca? Chi parla oggi di fascismo e donne può farlo ed ha del seguito senza essere preso a pernacchie perchè si è smesso di riflettere seriamente su una esperienza. Io non parlo nemmeno del fascismo e delle donne perchè credo che tu, io e tutte le tue lettrici e lettori sappiano che dire: fascismo bello donne sia una boiata clamorosa! Riflettevo sulle cause!

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      2. riflettere seriamente su una esperienza? stop, ammetto di avere l’alzheimer un po’ precoce magari ma succede, per carità, chiudila qui , con le pernacchie e le boiate, non son interlocutrice adatta a te,troppo stupida, i miei neuroni se ne stanno andando appunto.saluti

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      3. Credo tu mi abbia pesantemente frainteso. Me ne spiace… Ti ritengo una più che valida interlocutrice e credo che il tuo ribadirlo sia una affermazione che qui sono di troppo. Ripeto, evidentemente non sono stato in grado di spiegarmi bene perchè l’unica cosa che provavo era cercare di capire dove e perchè fosse stata possibile la nascita di un “certo revisionismo”. Scusa ancora arrivederci|!

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  2. la donna e il fascismo: ad allora risalgono certe patetiche locuzioni: angelo del focolare, la regina della casa, e poi le donne non dovevano studiare..figuriamoci, ma solo prepararsi a riverire il padrone, l’uomo.
    lo sapete che una ragazzina alle scuole medie pagava il doppio di tasse dei maschi?
    E quella bella acclamata frase di mussolini: la folla è femmina ..ovvio era il sottinteso che però alcuni intimi conoscevano: va fottuta bene. Il single non doveva esistere, da qui esibizioni che avvengono ancora oggi di gente che pur di accoppiarsi si piglia il primo o la prima che passa…ora vorrei capire come oggi qualcuno o qualcuna possa dichiarare che al tempo del fascismo le donna era “regina” ma ancor più mi stralunano i commentatori che tacciono, i likes…inutile, la rete non sempre è così meravigliosa, mia cara

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  3. Una frase dell’articolo che mi è rimasta impressa:-Ma lo scopo era anche di impedire che le donne considerassero il lavoro retribuito il trampolino di lancio per l’ emancipazione. Mentre il lavoro era indispensabile alla costruzione di una solida identità maschile, come dichiarò Mussolini, “il lavoro distrae dalla generazione, fomenta un’ indipendenza e conseguenti mode fisiche – morali contrarie al parto”. – insomma eravamo fattrici

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