Sam l’avvelenato

vermi

Quante volte ho rincorso Nelly
nei campi di grano col falcino
solo perché il mais non era ben cotto.
Lei piangeva e urlava, una volta
l’ho anche raggiunta e sfregiata per sempre.
Quante volte ho schiaffeggiato Nelly
perché non aveva munto le mucche
alle quattro precise, non mi ubbidiva
e nel picchiarla scemava la mia rabbia
in furia di tempesta sul suo corpo.
Ero davvero iracondo in vita
una volta ho frustato Nelly con la cintura
fino a che il sangue dalla schiena
non ha impregnato il vestito.
Ma lei mi amava, mi amava sempre
fino a quel giorno di gennaio:
era buona la zuppa di rape
con la salsiccia che l’insaporiva
ma all’improvviso un dolore lancinante
mi fece piegare in due
il vomito mi soffocò
caddi a terra urlando lo stomaco straziato
da uncini di ferro.
Poi il cuore si fermò per sempre.
Solo io so che Nelly ha condito la mia zuppa
con il veleno per topi.
Ora dormo qui, sotto questo cipresso
sono così calmo, non mi arrabbio neppure
con i vermi che mi fanno il solletico
attraversando le mie occhiaie vuote.
Un personale omaggio a Lee Masters e al suo capolavoro:”L’antologia di Spoon River”

14 pensieri su “Sam l’avvelenato”

  1. il coraggio di ammettere che non sei un perdente che la vita è bella per chi vive e chi ti soffoca non ti ama .. non si dovrebbe dire ma è un giusto epilogo ad un’ingiustizia….

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