Omaggio a Violeta Parra,pittrice, musicista e cantante, poetessa, artista e alla sua “Gracias a la vida”- 1966

Ecco la traduzione italiana, ma nell’originale è davvero poesia, un inno alla vita unico, nonostante l’amaro che traspare spesso dai versi:
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
Mi ha dato due occhi, che quando li apro
Distinguo perfettamente il nero dal bianco
E nell’alto del cielo, il suo sfondo stellato
E nella folla, l’uomo che amo

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
Mi ha dato l’orecchio che per tutta la sua ampiezza
Registra notte e giorno, grilli e canarini
Martelli, turbine, latrati, temporali
E la voce così tenera del mio tanto amato

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
Mi ha dato il suono e l’alfabeto
Con esso, le parole che penso e pronuncio
Madre, amico, fratello, e luce che illumina
La strada per l’anima di colui che sto amando

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
Mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi
Con loro ho camminato per città e pozzanghere
Spiagge e deserti, montagne e pianure
E la tua casa, la tua strada e il tuo giardino

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
Mi ha dato il cuore che mi agita il petto
Quando guardo il frutto del cervello umano
Quando guardo al bene così lontano dal male
Quando guardo profondamente nei tuoi occhi chiari

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
Mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto
Così io distinguo la felicità dal rimpianto
I due materiali che formano il mio canto
E la vostra canzone che è il mio stesso canto
E la canzone di tutti che è il mio proprio canto

Grazie alla vita che mi ha dato tanto

La storia di Violeta

Violeta del Carmen Parra Sandoval, cilena, è stata la più importante cantautrice di tutta l’America Latina.
Con questo post intendo render onore a una Artista poco conosciuta, tranne forse per la sua celeberrima canzone”Gracias a la vida” di cui scrisse il testo e compose la musica.
Il grande merito di Violeta fu quello di rivalutare il canto popolare cileno (del quale fu sempre fedele interprete) fino a farlo amare dai suoi contemporanei, non solo in America ma in tutto il mondo. Dalla sua opera nacque il grande movimento politico-culturale degli anni 70 chiamato Nuova Canzone Cilena.
Pittrice, musicista e cantante, poetessa, artista autodidatta, ricamava quadri su iuta che sono stati esposti anche al museo del Louvre.

Osteggiata pesantemente dal potere politico per il contenuto sociale delle sue opere, di umili origini, ebbe una vita tormentata.
Gracias a la vida è stato il suo ultimo capolavoro scritto prima di suicidarsi con un colpo di pistola alla tempia. La canzone è una sorta di testamento spirituale e un bilancio dolce amaro della sua vita.

Nacque il 4 ottobre 1917 in una modesta casa della Calle Robles 531 a San Carlos, Provincia di Nuque nel Cile del Sud.
Violeta frequentò le elementari e un anno di scuola media; poi abbandonò gli studi per lavorare.
Dotata di una vivace vena artistica che condivideva con i fratelli insieme a loro cominciò a cantare nei treni, nei campi, per le strade e perfino nei bordelli.
A dodici anni compose le sue prime canzoni accompagnata dalla chitarra.
A vent’anni anni si stabilì a a Santiago: decise d’interpretare e comporre musica folclorista. Nella maggioranza delle sue opere si avverte la manifestazione di un mondo interiore ricco di contenuti umani, specchio di una vita triste e infelice.
Nonostante i 4 figli avuti da due matrimoni viaggiava instancabile per il paese esibendosi in circhi e teatri e raccogliendo memorie di musica contadina cilena.
Nel 1953 il genio di Violeta Parra finalmente ebbe il giusto riconoscimento.
Dopo un recital a casa di Pablo Neruda, Radio Cile le propose una serie di programmi che ne fecero la protagonista del folklore Cileno.
Con un magnetofono e una chitarra percorreva i luoghi più sperduti del Paese per riscattare il patrimonio artisticomusicale dimenticato dal suo stesso popolo.
Nel 1954 ottenne il premio Caupolicán al migliore Autore Folk dell’anno. Venne invitata al Festival della Gioventù in Polonia e in l’Unione Sovietica dove riscosse enorme successo innalzando il folclore cileno a un livello mai raggiunto prima.
Poi andò in Francia: rimase a Parigi per due anni registrando i primi dischi mentre i suoi recitals erano trasmessi dalla radio e dalla televisione.
Ritornò in Cile e si trasferì a Concepción contattata dalla università locale.
Lì fondò e diresse il Museo d’Arte Popolare.

Nel 1960 conobbe il musicista svizzero Gilbert Favré, studioso del folclore sudamericano che diventerà l’amore della sua vita e al quale dedicherà centinaia delle sue canzoni d’amore, tra cui le più conosciute sono “Corazón Maldito”, “El Gavilán, Gavilán”, “Qué He Sacado con Quererte”.
Dal 1961 AL 1965 viaggiò PER l’Europa. Partecipò al Festival della Gioventù in Finlandia passando poi in Unione Sovietica, Germania, Austria, Italia e Francia. Ritornò a Parigi e vi rimase per tre anni. Cantò anche alla alla Scala di Milano. Nel 1964 espose nel Museé Des Arts Décoratifs Palais du Louvre i suoi dipinti, stuoie naif e sculture in filo di ferro.
Era la prima volta che un artista sudamericano esponeva individualmente nel prestigioso Museo.
Nel 1965 ritornò in Cile.
La sua relazione sentimentale con Gilbert Favre finì. Lui andò in Bolivia dove divenne il co-fondatore del gruppo musicale “Los Jairas”. Questo dramma personale ispirò a Violeta una delle sue canzoni più conosciute: “Run Run Se Fue Pa’l Norte”. Nel 1966 registrò quello che è definito il suo testamento spirituale : “Gracias a la Vida”.
Violeta Parra morì il 5 febbraio 1967. Si suicidò all’età di 50 anni, colpita da una grave forma di depressione .
Gracias a la vida fu cantata da Mercedes Sosa, Joan Baez nonché dalla nostra bravissima Gabriella Ferri, scomparsa nel 2004.

16 pensieri su “Omaggio a Violeta Parra,pittrice, musicista e cantante, poetessa, artista e alla sua “Gracias a la vida”- 1966”

      1. No. Ma io a volte sono stordita. Sai, pensavo stama a come le persone affini alla fine sono destinate ad incrociarsi. Ed è su qst che bisogna puntare per uscire dalla cacca che ci affoga… un baciotto 😆

        Piace a 1 persona

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