Finalmente qualcuno ne parla…

streghe scuse

Grazie satiraptus: da  tempo predico che sarebbe l’ora che  la chiesa cattolica  riconoscesse di aver sterminato in 400 anni centinaia di migliaia di donne innocenti, dopo averle orribilmente torturate…”I processi alle streghe”…nessuno ne parla e francamente sono stanca di sentir parlare solo di shoah.Anche questo l’ho scritto  e riscritto…
Poi ci sarebbero le crociate e i delitti di stato come l’omicidio di Giordano Bruno. E molto altro ancora…

20 pensieri su “Finalmente qualcuno ne parla…”

    1. e ci saremo per molto molto tempo ancora… penso volessi scrivere: ignoranza… ma per la chiesa in fondo siamo solo donne…ha voglia a predicare la vecchia meringa…è peggio dei suoi predecessori, anche lo show ormai è vecchio, ma che vuoi, l’uomo non ha memoria…

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  1. hanno dei ritmi di riflessione lenti,
    dopo 2.000 anni ancora non hanno afferrato il concetto che solo San Francesco ha recepito (umiltà e povertà) e pensano agli attici e ad arricchire la super banca,
    una cosina alla volta … per l’anno 5.000 forse avranno chiesto scusa per tutto …
    🙂

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      1. questione di “paraventi” …
        così come la vecchia (mai morta però) DC si nascose “dietro” il paravento del simbolo e del nome per attirare elettorato cattolico (pur intrallazzando allegramente alle spalle degli italiani).
        ugualmente ha fatto la chiesa (fatta di uomini, ben pochi dei quali degni di tale posizione) che ha abbindolato per millenni i suoi “sottoposti” (i parroci) e le popolazioni razzolando malissimo ma “esibendo” gli insegnamenti dettati da degli scritti (tra l’altro parecchio postumi all’anno zero) quali i Vangeli (quelli scelti, non tutti) ed altri più vecchi di parecchio (la Bibbia);
        dietro il paravento della parola di Dio poi (almeno la metà) sono pedofili od omosessuali, azionisti della più ricca banca mondiale, proprietari di immense fortune immobiliarie, esentati dalle tasse, per secoli assassini e torturatori, etc etc …
        e dai “paraventi” ai “paraculi” il passo è brevissimo 😉

        pensiero di Claudio
        cattolico di nascita
        ateo per scelta 🙂

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  2. A proposito di personaggi scomodi finiti sul rogo, unisco il Capitolo 18 del mio libro.
    Per chi ne ha voglia: BUONA LETTURA.
    Quarc

    COSTANZA

    Se Leandro potesse, farebbe il turista 365 giorni all’anno; sarebbe sempre in giro. Era in procinto di partire per Costanza, sul lago omonimo o Bodanico. Costanza è un nome di donna e il nome di una città nel sud della Germania. Nei riguardi della Chiesa cattolica ha però un’importanza non indifferente. Perché?
    Perché proprio a Costanza dal 1414 al 1418 si riunì il massimo della chiesa cattolica per trovare un po’ di pace nella burocrazia della chiesa stessa. E a volere questa “pace” fu un imperatore: Sigismondo di Lussemburgo.
    Questa è la foto aerea che ci mostra l’inizio del Reno estuario dal lago.
    A quei tempi c’erano ben 3 papi; uno a Roma (Urbano VI), uno ad Avignone (Clemente VII) e uno a Pisa (Giovanni XXIII). Era necessario fare ordine. Quello che però rese curioso Leandro fu quanto si trovò per caso a leggere e cioè che in occasione del Concilio fu bruciato sul rogo Jan Hus teologo boemo.
    Leandro, prima di partire, decide di documentarsi e cerca di approfondire un poco la storia del Concilio. Sapeva che c’era stato il concilio dato che a scuola aveva dovuto studiarlo.

    Non ricordava assolutamente il perché e neppure quanto quei papi fossero “attaccati” alla poltrona. Pare che, prima del Concilio, tutti e tre fossero perfettamente d’accordo di dimettersi per permettere l’elezione di un unico papa. Non andò proprio così per cui fu necessario passare alle maniere forti per poter arrivare allo scopo giusto o per lo meno desiderato dall’Imperatore, e cioè l’esistenza di un solo papa.
    Leandro ha scoperto che Costanza vive tutt’ora, almeno in parte, di “Concilio”, tant’è vero che una fontana nel centro della città ci permette la vista di questi tre volatili “equipaggiati” da papi con tiara papale o triregno. Sicuramente rappresentano quei tre papi. Ancor più interessante è la statua piuttosto recente, inaugurata nel 1993, all’imboccatura del porto. Si chiama IMPERIA ma non ha nulla a che fare con la città italiana della Riviera Ligure.

    È una statua alta ben 10 metri, su un piedistallo che ruota lentamente sul proprio asse ogni tre minuti. È una donna piuttosto poco vestita che tiene sulla mano destra l’Imperatore Sigismondo e sulla sinistra Martino V il papa eletto dal Concilio. Tanto l’imperatore quanto il papa sono completamente nudi. L’imperatore con la corona e il papa con la tiara. L’allusione sembra piuttosto facile da capire e, in un primo tempo, pare scandalizzò i cittadini di Costanza. Poi la accettarono ed ora è un po’ il simbolo della città. Vale la pena di vedere il particolare del papa e dell’imperatore.
    Sono completamente nudi ma coi simboli del potere.
    Sembrerebbe che già, o ancora a quei tempi, o da sempre la “femminilità” riuscisse ad essere decisamente importante. Quello che però colpì particolarmente la sensibilità di Leandro fu il trattamento che il Concilio riservò a Jan Hus.
    Chi era Jan Hus? Era un teologo boemo che predicava per la chiesa la necessità di approcci veritieri. In poche parole, predicava la verità.
    Pare dicesse: « Perciò, fedele cristiano, cerca la verità, ascolta la verità, apprendi la verità, ama la verità, di’ la verità, attieniti alla verità, difendi la verità fino alla morte: perché la verità ti farà libero dal peccato, dal demonio, dalla morte dell’anima e in ultimo dalla morte eterna. »
    E, sicuramente, non aveva tutti i torti se pensiamo che “qualche anno” dopo il buon Collodi faceva allungare il naso di Pinocchio se diceva le bugie.
    Quindi, Jan Hus, nella città di Praga, cominciò, nelle sue prediche, a richiedere una riforma dei costumi ecclesiastici. E probabilmente era necessario, per la Chiesa Romana, fare un po’ di ordine e tornare ai sani principi delle origini.
    Leandro non volle approfondire il comportamento dell’Hus; se giusto o sbagliato. Lui medico, anche in questo caso, non aveva alcuna intenzione di ergersi a giudice. Continuò a cercare e, su Wikipedia, trovò testualmente:
    “Il revisore pontificio, Bernardo di Wildungen, lesse poi i capi d’accusa estratti dai suoi scritti, ai quali Hus cercò di replicare, ma gli fu imposto di tacere. Si lessero poi i capi d’accusa estratti dalle dichiarazioni rilasciate dai testimoni ascoltati al processo; «fra questi articoli c’era quello secondo cui, dopo la consacrazione dell’ostia, sull’altare permane il pane materiale o la sostanza del pane. Ve n’era anche uno per cui un prete in peccato mortale non può operare la transustanziazione, né consacrare, né battezzare». Hus riuscì a rispondere di non aver «mai sostenuto, insegnato o predicato che nel sacramento dell’altare, dopo la consacrazione, permanga il pane materiale».
    Lo accusarono anche di aver sostenuto di essere, lui, «la quarta persona della Deità. Tentavano di comprovare quest’accusa, citando un certo dottore. Ma il maestro gridò: “Nominate il dottore che ha deposto contro di me!”. Al che, il vescovo che stava dando lettura della cosa rispose: “Non c’è alcun bisogno di nominarlo, qui e ora”».
    Fu poi condannato il suo appello a Cristo e l’aver egli, scomunicato, continuato a predicare. Il vescovo italiano della Diocesi di Concordia-Pordenone lesse poi della sua condanna al rogo, unitamente a tutti i suoi scritti. «Mentre procedeva la lettura della sentenza, egli l’ascoltava in ginocchio e in preghiera con gli occhi levati al cielo: “Signore Gesù Cristo, io t’imploro, perdona tutti i miei nemici per amore del tuo nome. Tu sai che essi mi hanno accusato falsamente, che hanno prodotto falsi testimoni, che hanno orchestrato falsi capi d’accusa contro di me. Perdonali, per la tua sconfinata misericordia”».
    Rivestito di paramenti sacri, fu invitato ad abiurare, ma rifiutò. Disceso dal palco, «i vescovi cominciarono subito a spogliarlo. Prima gli tolsero di mano il calice, pronunciando questo anatema: “O Giuda maledetto, perché hai abbandonato la via della pace e hai calcato i sentieri dei giudei, noi ti togliamo questa coppa della redenzione” e così di seguito, ogni volta che gli toglievano uno dei paramenti, come la stola, la pianeta e tutto il resto, pronunciavano un anatema appropriato. Al che egli rispondeva di accogliere quelle umiliazioni con animo mansueto e lieto per il nome del nostro Signor Gesù Cristo».
    Annullatagli la tonsura, gli posero sulla testa una corona di carta tonda, alta circa 45 centimetri, con tre diavoli dipinti e la scritta “Questi è un eresiarca”. «A questo punto il re disse al duca Lodovico, figlio del defunto Clemente di Bavaria, che in quel momento gli stava di fronte, tenendo in mano il globo con la croce: “Va’, prendilo in consegna!”». E costui ricevette in custodia il maestro e a sua volta lo diede nelle mani dei suoi aguzzini perché fosse condotto a morire».
    Chiunque può documentarsi. Di fronte a certi comportamenti verrebbe da sorridere; è sufficiente sorridere? Si potrebbe avere l’impressione di vedere un film surreale e impossibile.
    Pensava Leandro: “Questo riuscivano a fare quegli uomini di chiesa? Di quella Chiesa che ha coniato il dire “carità cristiana”? Come era possibile?” Quanto però fece venir la pelle d’oca a Leandro fu la violenza con la quale quel poveretto fu mandato al rogo. Leandro crebbe con conoscenze e convinzioni cristiane e cattoliche. Era andato a scuola dai Gesuiti. Gli avevano parlato della vita dei santi, della necessità di essere umili e, ancora al catechismo, aveva dovuto imparare a memoria i dieci comandamenti nei quali, fra l’altro si dice che non bisogna uccidere. Gli avevano parlato del peccato veniale e del peccato mortale e del fatto che Dio perdona anche le maggiori malvagità. Gli avevano però, si proprio però, anche parlato dell’inferno e del fuoco eterno. Gli avevano detto che Dio è misericordioso e quindi con atteggiamento indulgente. Si era trovato più volte a fare ritiri spirituali di una giornata ed Esercizi Spirituali di più di una giornata con sermoni e prediche senza fine. Gli avevano fatto capire quanto potrebbe essere terribile addormentarsi alla sera con un peccato mortale sulla coscienza. È troppo importante essere onesti sotto tutti i punti di vista! Non è questa la sede per narrare in che modo quel poveretto, che predicava la verità, fu portato sul rogo e come furono selvaggiamente trattati i suoi resti.
    Leandro si trovò a ulteriormente documentarsi e rattristarsi.
    “La Chiesa Cristiana del 1400 è la stessa del 2000?
    Sono passati quasi sei secoli da quando quel martire della verità fu ammazzato in modo orribile; eppure la Chiesa sembra si sia quasi dimenticata di lui. Pare che fu solo Giovanni Paolo II, nel 1999, ad esprimere “rammarico per la crudele morte inflitta a Jan Hus.”
    “Forse non è un po’ poco?” si trovò a pensare Leandro.
    Leandro sapeva quale era il pensiero di San Tommaso d’Aquino circa la pena di morte: “Come è lecito, anzi doveroso, estirpare un membro malato per salvare tutto il corpo, così quando una persona è divenuta un pericolo per la comunità o è causa di corruzione degli altri, essa viene eliminata per garantire la salvezza della comunità”
    Una cosa può essere la pena di morte, un’altra cosa, decisamente deprecabile, eliminare in modo selvaggio e con grande sofferenza chi non la pensa come si vorrebbe.
    Anche in amore non la pensano tutti nello stesso modo. Non sempre si ammazzano. Qualche volta si lasciano.
    Potrà essere interessante seguire Agenore.

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    1. rammarico…il buon papone…fu un omicidio efferato uno dei tanti compiuti dalla chiesa cattolica e dai diversi papi in nome di verità che esistevano solo nelle loro contorte menti. Un altro martire , e di quelli autentici, da aggiungere a quelli che già conoscevo. grazie Quarc

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