Bent El-Rhià**

foemina2

Cenammo all’aperto quella sera
sospesi sugli scogli d’ossidiana
tra vasi di gerani cuore viola e gialli grovigli
di campanule
protetti da siepi di gelsomini
-incensi profumati di moschea-
e sontuose cardinalizie boungavillee
splendenti nell’aria calda e immobile.
Io scavavo in silenzio l’oro del melone
ripieno di “passito” dell’isola
Bent El-Rhià
il capo sfiorato da una rondine marina
in spola tra il nido e la pineta.
Tra noiose storie di politica e di scontati amori
spiandoti in silenzio tra le ciglia
mi adornavo il volto di gioielli inesistenti
con garbo noncurante di regina
che già ci faceva complici
e mi esaltava.
Ora che la luce non asciugava più i profumi
distinguevo i fiori respirandone il nome
gli occhi chiusi, il capo reclinato all’indietro
estranea ai vostri discorsi
fino a che l’insistenza del tuo sguardo
saturò l’aria
conferendo all’improvviso ai miei gesti
un’ incoerenza di confuso desiderio.
Mi ritrovai a fissare inquieta uno scoglio
affiorante
dalla sua scacchiera d’acqua
mentre nell’inganno acustico della voce
tu eri già su di me
a sfiorarmi il collo con le labbra
avida e impaziente la mano
a frugare tra le pieghe della gonna.

**Bent El-Rhià: l’isola del vento per gli Arabi, l’odierna Pantelleria.

Cala Gadir,Pantelleria, Luglio 2012

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