Licata: l’ora del lupo

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Era tarda notte,quasi le tre, l’ora del lupo.
Il giardino dormiva sprofondato in odorosa ombra.
Nell’aria inerte gli alberi parevano di piombo fuso
mentre dall’antica torre perforava l’aria il fiabesco sibilo dei gufi.
Il cielo era sgombro di nuvole andate a morire chissà dove
al di là dal mare dentro il deserto.
Torbide s’appannavano nel cielo le stelle sommerse dalla coltre
d’umida afa.
In fondo al giardino una Flora invasa da bruni licheni mostrava
rassegnata
antichi e ormai dimenticati vezzi
mentre un albero di gaggia risplendeva nella polvere d’oro
di una stravagante allegrezza.
Da ogni angolo di quella fertile terra
mi arrivava violento
un desiderio carnale di assoluta bellezza
arroventato dalla pigra sfinente calura.
In mezzo a qull’orgia di sontuosi profumi
l’agrumeto
al di là del vecchio muro diruto impregnava il guanciale
con l’odore d’alcova delle nuziali zagare.

Di là tu mi chiamavi…

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