La donna delle foglie d’autunno: fotoracconto

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Che strano non ricordo nulla, chi sono, da dove vengo, che ci faccio in fondo a questo bosco di notte tra cespugli di rovi con foglie appiccicate al corpo nudo che non sente freddo.
Nella testa ho solo questo abisso d’assenza, il vuoto assoluto; i rumori sono così ovattati, intuisc o  sibili, refoli di vento, grida lontane che, come un’eco, chiamano un nome di donna, ma non so se è il mio…. Elianne…
Elianne, tutto è buio in me, allungo una mano e la conficco nelle spine dei rovi: non sento nulla, non vedo sangue eppure che cosa è questa sostanza appiccicosa che mi ricopre? All’improvviso brilla una luce nella pozza d’acqua che mi lambisce: vedo un coltello da macellaio. Allora la mia mente come una spiaggia che la marea torna a ricoprire dopo averla abbandonata si ritrova a bagnarsi di ricordi. Sale l’acqua e io…

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Ora ricordo, ricordo te, l’uomo che amavo, ti risento mentre facciamo l’amore, mentre mi prometti che lascerai tua moglie per stare con me; un grido mi muore dentro con l’espressione del tuo viso quando ti dissi che ero incinta: non era stupore d’amore era ghiaccio d’odio, ora lo so ora ti vedo con gli occhi giusti, ora che dal mio corpo non esce più né sangue né dolore.
Poi mi hai dato appuntamento qui e io sono arrivata cantando, pensavo di incontrare la vita invece ho trovato il tuo coltello.
Ohh come sono appiccicose addosso queste foglie, non si staccheranno per l’eternità…le foglie della morte tenaci come quelle della passione, anzi, di più.

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Posso specchiarmi nella luna e lei in me: sono pallida, livida, gli occhi cerchiati, le labbra aride, come mi hai ridotta Micael, mio angelo guerriero, così ti chiamavo.
In fondo a questo fosso tra i marciumi di tronchi, acqua stagnante e rovi nessuno mi troverà, smetteranno di cercarmi, del resto le voci son sempre più deboli.
E invece no, non sarà così…forse non pensavi che i morti potessero odiare, vendicarsi: presto lo saprai, stringo in mano un bottone amore mio, la mia mano custodisce un tuo prezioso ricordo.
Te l’ho strappato perché non volevo morire, ora so che l’ho fatto per portarti via con me.

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Dal buio che mi circonda, da tutto il rosso che mi ricopre appesantendomi in fondo a questa forra devo uscire, devo portar alla luce del sole questo corpo che tu hai distrutto, devo: mi concentro sul tuo viso, sui tuoi occhi, sulla mano che ha colpito, lo faccio per te, per non abbandonarti mai più.
Io risalirò con il bottone stretto nella mano, quel bottone che ti manderà a friggere sulla sedia elettrica.
Non sono più così dolce vero Micael? è quasi l’alba aspettami, amore mio, arrivo.

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Eccomi al sole, alla luce, con queste foglie addosso che mi rivestono, con il sangue che è diventato scuro, densa coltre di sudario. Mi sono truccata un poco le palpebre con quel sangue, un bell’effetto, non trovi amore mio? Ora mi distenderò, il calore del sole mi indorerà la pelle diffondendo il mio odore, sto marcendo mio angelo con il tuo bottone stretto nel pugno.
La mano che lo stringe non si rilascerà nella decomposizione.
Mi troveranno presto e per i giornali diventerò la donna con le foglie d’autunno addosso.
Buona sedia ….amore mio

 

 

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20 pensieri su “La donna delle foglie d’autunno: fotoracconto”

  1. È bello quello che hai scritto e, belle le foto abbinate.
    Mi piace il concetto… È difficile sfuggire alla pena, specialmente se ci si comporta in un modo così perfido. Purtroppo qualcuno riesce a sfuggire… in giacca e cravatta.
    Buona serata.
    Quarc

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