L’Isola dei morti di Arnold Böcklin: insieme dentro il mistero di un quadro

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L’isola dei morti: prima versione

Nessun quadro mi ispira fantasie su un immaginario mondo dei morti come il capolavoro di Böcklin: se mi fermo a fissarlo ho la netta percezione- inganno della mente?- che i trapassati, nel loro mondo, abbiano vie di comunicazione e porte che si aprono sul nostro.
Percorrono le inesplorate pianure parallele alla vita, animate dal traffico interminabile di anime dipartite, nell’infinito e infallibile procedere di treni fantasma, di vagoni bui.
Forse si può scorgere chiaramente il carico di quei convogli di morti vaganti quando il cuore è vicino a fermarsi per sempre.
Se esistono, nel nostro mondo, porte che si aprono su quello dei “perduti per sempre” una di queste è, nel mio immaginario, un dipinto che affascina da più di cento anni, appunto “L’isola dei morti” di Böcklin.

Quando mi fermo a contemplarlo- ne ho una stampa della prima versione nello studio- lo sguardo fisso sui cipressi che alti e neri si alzano sopra le rocce levigate e rossastre come se ardessero di fiamme nascoste, sento sotto di me il peso di quella gran massa d’acqua che si confonde con la notte eterna del cielo.
Un vento pare spirarmi attraverso la gola mentre il biondo Caronte si avvicina alle enormi pareti di roccia compatta e liscia che racchiude gli alberi in un implacabile abbraccio.
E le rovine di antichi templi scavati nelle pareti, scheletri di luce bianca e gelida, ricordano che gli antichi dei, da tempo immemorabile, li hanno abbandonati.
Quando la barca si ferma in una gola rocciosa dalle pareti affilate come lame sprofondanti nell’acqua scura, una strana magia anima la cupa notte: da lontano mi arriva un suono di percussione, sordo, che accompagna uno strano canto fatto di richiami e risposte; a volte nei registri alti i suoni paiono manciate di schegge affilate nell’aria fredda e ostile.
Intuisco che “dall’altra parte” loro mi chiamano.
So di essere in equilibrio su una stretta soglia, sospesa nel vuoto, che separa la vita dalla morte, dove non si può dire se l’umano è ancora corpo oppure digià lemure.
Poi varco l’uscio di un tempio in rovina mentre il vento continua a soffiare il suo teso sospiro tra i cipressi, le rocce e il mare.
Provate anche voi a fissare il quadro e lasciate libera la mente: quali fantasie vi ispira?

Arnold Böcklin (Basilea 1827-Fiesole 1901) si trasferì da Monaco a Firenze nel 1874. Qui nacque la figlia Beatrice che morì a un anno di età, nel marzo 1877, e fu seppellita nel cimitero svizzero di Firenze, detto “degli inglesi”.
A Firenze, nel 1879, dipinge la prima delle cinque versioni del celebre quadro “L’isola dei morti”.
I musei di Berlino, Basilea, Lipsia e New York ne custodiscono una ciascuno; la quinta versione andò distrutta in un rogo nel 1945.
“L’isola dei morti” ha ossessionato molti protagonisti del secolo XX; tra questi Freud che aveva nel suo studio ventidue riproduzioni di quadri famosi, delle quali molte rappresentavano “L’isola dei morti”.
Jung scrisse di questo quadro a proposito del suo paziente “Henry”, del quale tale dipinto costituiva l’elemento chiave dei sogni.
Hitler acquistò a un’asta, nel 1936, la versione ora esposta al Museo d’arte moderna di Berlino. In una fotografia, riprodotta nella copertina del libro “Nazionalsocialismo esoterico” di Marco Dolcetta, Hitler è ritratto nel suo studio, insieme a Molotov e Ribbentrop, dopo la firma del patto russo- tedesco: alle sue spalle si trova il quadro di Böcklin.
Lenin teneva nella sua abitazione di Zurigo una versione originale della stessa opera.

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41 pensieri su “L’Isola dei morti di Arnold Böcklin: insieme dentro il mistero di un quadro”

    1. sì quella luce inspiegabile sotto il cielo plumbeo…le entrate sono antiche arche mortuarie, sopra tutto pesa un dolore immenso. Ho inserito la prima versione perché per me la più significativa: boklin soffrì terribilemnte per la morte della piccola figlia, non si dava pace …e dipinse questo quadro.

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  1. Beh, non è facile che un quadro del genere mi apra la fantasia, tuttavia ci provo. Il primo impatto è il rigore quasi geometrico di quei faraglioni che contengono il mistero, una realtà invisibile a parte quell’arrivo della barca; non si intravede null’altro che le altezze e la chiusura dei cipressi che cupamente ci riportano agli scenari cimiteriali. Continuando a osservarlo mi sovviene un assoluto silenzio interrotto da bisbiglii e soffi di vento e mi immagino quest’isola di notte,senza una luce, avvolta in tenebre che probabilmente inquietano solo i vivi. Le anime ( di quelle sarei più curiosa di sapere il pensiero di Bocklin…) giungono in questa isola che probabilmente rappresenta l’eternità, volutamente dipinta senza ombre vaganti, l’unica ombra io la interpreto in quella figura bianca ritta sulla barca accanto alla propria bara che ormai è quasi giunta al suo nuovo mondo. Sinceramente non mi apre a speranze nè a timore della morte; è indubbiamente un capolavoro di cui pare che Lenin avesse una copia originale, ma non lo appenderei tra i miei quadri preferiti ( s’intende col pensiero poichè non ho possibilità di permettermeli 🙂 ) Buona domenica Vik ❤

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  2. premessa : non conoscevo !!!
    se ne evince che parte tutto ora …

    allora … l’argomento non si presta all’utilizzo di colori ‘vivi’ ( 😉 ) e l’opera è quindi piuttosto tetra,
    sono andato a guardarmi le altre versioni e devo dire che le preferisco (soprattutto la terza e la quarta che è quasi senza colore),
    l’impressione che ne ricavo è che mi viene da pensare che sia un ‘posto’ dove finiscono i ‘corpi’ e non certo le ‘anime’ (sempre che finiscano davvero da qualche parte) … i corpi muoiono per davvero e per sempre … le anime chissà …

    ho notato anche che questa opera ha fatto molto parlare (e non solo) parecchio;
    anche S. Dalì si è ispirato per una sua creazione, e non solo lui …

    ho beccato ad esempio questa che mi piace molto (forse per via delle due statue), è di Karl Wilhelm Diefenbach (Handamar 1851-1913 Capri, Isle of the Dead, after Arnold Bocklin, ca.1905) …

    ciaooo 🙂

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    1. e che cosa è?
      claudio boklin soffrì terribilmente per la morte della piccola figlia, spentasi ad un anno di età. Non trovava pace, le cronache del tempo lo riportano. fino a che dipinse questo quadro epoi altre versioni che si alleggerivano man mano che il dolore diminuiva. Quindi inutile cercare altre interpretazioni, che non hanno senso, sopra e dentro questo quadro pesa un buio di dolore senza fine. E si sente, almeno per me è così….ciaoooo

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      1. ma questo l’ho capito e la storia che è dietro all’opera è immodificabile;
        possiamo anche ‘vedere’ il suo dolore e l’evolversi dello stesso che si affievolisce (per quanto possibile) con la minore cupezza delle versioni successive;
        ti ripeto che tutto ciò fino a mezzora fa non lo conoscevo mentre tu sei nella situazione opposta 😉
        una cosa è ‘guardare’ una opera attraverso le ‘lenti’ dell’autore ed una diversa farlo con le proprie che sono prive del dolore da lui provato … ci si può immedesimare ma non sarà mai la stessa cosa …
        voglio dire che se lo guardo io non è lo stesso che se lo guarda un uomo che ha appena perso un figlio appena nato …( spero di rendere chiaro il pensiero) e i giudizi saranno inevitabilmente diversi;

        per l’altro è solo una curiosità perchè l’opera (che insieme con la prima versione dell’isola dei morti fa parte della collezione del Kunstmuseum di Basilea) è successiva a tutte le versioni … 1888 2 anni dopo la quinta versione :
        anche questa avrà una storia dietro che l’ha ispirata (almeno credo) …

        comunque stamane ho imparato cose nuove … 🙂

        ciaooo

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      2. appena nata no, un anno, e comunque claudio…un quadro del genere o ti colpisce da subito oppure no…non importa sapere…e non è strano non sentire nulla, succede…penso dipenda dal senso della morte che ognuno di noi ha…io la conosco molto bene quindi la ritrovo più facilmente di altri. ciauuuu

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      3. Capisco il distinguo (ed ho sbagliato io …) molto peggio perderlo ad un anno di età che a un giorno …
        comunque non ho detto che non mi fa sentire nulla (certo non è l’argomento migliore per allietare una domenica pomeriggio 😉 ) ed infatti una riflessione sull’occupante la barca l’ho fatta;
        Di sicuro c’è una cosa : fare una domanda come questa non è come fare una domanda di un quiz (che ha esatta una sola risposta) e conta moltissimo il tuo stato d’animo del momento … quel quadro lo si può guardare 1000 volte ma ciò che si ‘sente’ sarà sempre ‘impregnato’ del momento che stai vivendo (e relativo stato d’animo) …
        inoltre posta così la domanda ti impone di rispondere immediatamente e questo non consente molta ‘meditazione’ o ‘immedesimazione’ …

        per concludere … apprezzo la tua riflessione e la tua partecipazione con il dolore dell’autore ed anche il giudizio che hai espresso …
        io nell’immediatezza della ricerca di una risposta non sono stato altrettanto profondo, però il senso della morte lo sento eccome anche perché ci son più vicino di te 😉
        ciaoo

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  3. Osservando attentamente questo quadro è come se sentissi una nenia di sottofondo, accompagnata
    dai flutti dell’acqua e approdando, nei dintorni dei cipressi, un forte odore di terra umida…..poi un forte
    desiderio di cercare i miei genitori…..
    Buona domenica pomeriggio carissima

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  4. Non conoscevo assolutamente questo quadro.
    Certo che rende e si può pensare come hai fatto tu.
    Ciò che di più mi fa pensare è quella barca che sembra navighi tranquilla… sembra solo? Si ü tranquilli quando si viene trasportati su quella barca?
    Buon pomeriggio.
    Quarc

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  5. da quando l’ho visto a berlino al museo d’Arte moderna, credo sia la seconda versione, non l’ho più dimenticato.Mi ha affascinato e coinvolto, con francesca non riuscivamo a staccarci da lì: è l’entrata dell’Ade, per me, il sotterraneo mondo dei morti degli antichi greci. bel pezzo il tuo scritto, mes compliments vik.

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    1. grazie giorgio, è un gran quadro, bisogna “sentirlo”…c’è molta mitologia diciamo una preparazione classica, non è un dipinto facile, non per niente ha affascinato le più grandi menti del novecento…

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  6. “Esso deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe far paura.”

    Così scrisse Arnold Bocklin a proposito del suo quadro. Ed è proprio questo che succede a me, anche io ho una stampa,mi fermo a guardarlo e il silenzio mi scende addosso…gelido.Grande Opera ed ecco l’autore, un uomo davvero affascinante

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