Roba mia, vienitene con me

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-Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: — Roba mia, vientene con me!-

(Giovanni Verga-“La roba” )

Dalla famosa novella di Verga prendo spunto per una osservazione: spesso mi capita di incontrare umani anziani che man mano che il tempo passa diventano sempre più avari e attaccati alla “roba”, quasi davvero vogliano portarsela via…nell’ultimo atto della loro recita.
Mi chiedo: più i giorni passano più il nostro tempo si accorcia, pertanto invece di inasprirci nell’avarizia non dovremmo diventare prodighi, anche spiritualment?
E allora, perché aggrapparsi con le unghie e i denti a quello che possediamo? E’ la paura di morire,di finire che ci fa comportare così?

 

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16 pensieri su “Roba mia, vienitene con me”

  1. Verga è attualissimo e come al solito cito Seneca e il De Brevitate Vitae. Ma poichè pochi sono stoici come Seneca ( ceratamente non lo sono io…) penso che “la roba” di cui ci circondiamo sono in realtà i nostri ricordi, le nostre memorie e ciò porta conforto…

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