CLAUDIO E FRANCA HANNO RINUNCIATO A INTERNET, ALL’AUTO, ALLO SMARTPHONE MA SONO FELICI

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Introduzione

Di questi tempi c’è un sognato ritorno a una vita bucolica che , a parole, pare una specie di eden. Poi in pratica 10 minuti senza cellulare ed è morte certa 😀
Di sicuro claudia e franco sono una coppia felice che però francamente non capisco. La tecnologia ci aiuta parecchio nel lavoro per esempio,e non parlo solo per me, ha velocizzato i trasporti, i rapporti, anche interpersonali, ci porta nel mondo con un clik: è anche conscenza,nel senso più alto della parola.
Ovviamente pollice verso alle duemila applicazioni per smart in cui tanti sguazzano, i socials tipo Fb e simili,le duemila inutili telefonate o messaggi giornalieri, i selfies etc etc.
Insomma tecnologia sì, la ritengo indispensabile, solo …est modus in rebus.
Ma tornare a comunicare con i segnali di fumo o con i piccioni viaggiatori no davvero e non mi ci vedo a cucinar torte  😀

ALGANEWS

DI BARBARA PAVAROTTI

Lei ha 44 anni, lui 55. Sono di Roma, coppia affiatata, niente figli. Nel 1998, quasi 20 anni fa, hanno preso una decisione drastica: l’evoluzione tecnologica non ci interessa, non è una liberazione, ma una schiavitù. Ci renderà sempre più prigionieri e azzererà il nostro tempo libero. Quindi hanno abbandonato telefonini, internet, computer, anche l’apparecchio televisivo e, per comunicare col mondo, ricorrono al mezzo più antico: scrivono lettere a mano, comprano il francobollo e le impostano. Non hanno nemmeno il telefono in casa: se gli amici desiderano incontrarli, li vanno a trovare. Se devono fare una ricerca o studiare qualcosa, vanno in biblioteca, come tutti hanno fatto prima dell’avvento di internet.

Claudia e Franco sono felici. Non sanno cosa sia WhatsApp, Facebook, Twitter, se vogliono informarsi sul mondo comprano il giornale. Ma questa scelta così netta di non adeguarsi al cambiamento e alle nuove tecnologie li ha…

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29 pensieri su “CLAUDIO E FRANCA HANNO RINUNCIATO A INTERNET, ALL’AUTO, ALLO SMARTPHONE MA SONO FELICI”

      1. sai, abbiamo cambiato il senso di alcune parole come ad esempio “valore” …
        non conosciamo il valore delle cose ma il loro “prezzo” …
        quanti ormai sanno apprezzare e valutare la bellezza di un tramonto (ad esempio) ?
        Ma per qualcuno magari vale più di qualche altra cosa … 😉

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      2. ma perché dobbiamo sempre scegliere tra una via e l’altra ???
        perché non possiamo trarre il meglio da entrambe ???
        non si tratta di tornare al paleolitico …

        se facessi una vita appagante e non stressatissima forse avrei anche meno necessità di un supporto medico così frequente …
        non sono concetti facili da spiegare, è probabile che sia più facile sentirli che spiegarli …

        comunque (e lo ripeto) non si tratta sempre di un “aut aut” nella vita …

        🙂

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  1. È sicuramente vero che abusiamo della nuova tecnologia che sta rivoluzionando il mondo e non solo da un punto di vista sociale (da non sottovalutare) ma anche in ambito lavorativo. È stimabile una scelta del genere e da modo di riflettere e cercare un compromesso tra l’idea romantica dei due e la realtà. Hanno scelto un mondo, ma si perdono il mondo attuale.
    Ogni scelta di vita porta a un sacrificio, ma è anche vero che ognuno ha le sue strade verso la serenità.

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  2. Imegnativa la loro scelta. Ma l’apprezzo… anche io insegno ai miei figli che è importante giocare con gli altri bimbi e non sul tablet…. bisogna stimolare il cervello dei bambini. . Al posto loro cmq un telefono fisso lo avrei cmq messo… ricordo mal volentieri quando papà ci tolse la linea telefonica ed ero ragazzina Buona giornata tesoro bello

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  3. Il digitale cancella gli sguardi e crea uno spazio positivo, dove tutti si ritrovano insieme essendo isolati, creando così un regno sterminato dell’Uguale.
    Gli sguardi, al contrario, irrompono su di noi, e ci mettono davanti la diversità, il rischio di una negatività necessaria. Senza sguardi è semplice gestire un finto controllo, ma diventa complicato parlare con noi stessi, salvaguardare le nostre preziose capacità auto-riflessive. Senza la possibile negatività del diverso ci disabituiamo a pensare, a pensare in maniera complessa. E possedere in mano tutte quelle immagini trasparenti per trarne furtivamente qualcosa non ci porta a nulla, se non ad un presente privo di sguardi veri; ad un presente privo di sguardo che si rivolge al passato o al futuro.
    Al contrario, è uno sguardo prolungato sulle cose (altri sguardi, le stesse immagini con una data impressa, o le immagini di un futuro possibile) a condurci verso una soddisfazione più profonda del vedere, del percepire.
    La cultura digitale rimanda al dito (digitus), che – soprattutto – conta. La cultura digitale si basa sul dito che conta: la storia, invece, è un racconto. La storia non conta: contare è una categoria poststorica. Né i tweet né le informazioni si combinano in un racconto: neppure il diario di Facebook racconta la storia di una vita, una biografia. È additivo, non narrativo. L’uomo digitale gioca con le dita nel senso che conta e calcola ininterrottamente: il digitale assolutizza il numerare e il contare. Anche gli amici su Facebook vengono soprattutto contati; ma l’amicizia è un racconto. L’era digitale totalizza l’additivo, il contare e il contabile. Persino le simpatie vengono contate sotto forma del “mi piace”. Il narrativo perde notevolmente di significato: oggi tutto viene trasformato in qualcosa di contabile, per poter essere tradotto nel linguaggio della prestazione e dell’efficienza. Così, tutto ciò che non è contabile cessa di essere.

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