KHAJURAHO

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Khajuraho è senza ombra di dubbio una delle più importanti mete artistiche dell’India, seconda solo al Taj Mahal di Agra.Qui sorgono i famosi templi sikhara dalle sculture erotiche eretti sotto la dinastia dei Chandela, che conobbe il suo massimo splendore nei secoli X e XI.
I templi sono costruiti in pietra arenaria e, contrariamente alla consuetudine di proteggerli con mura, a Khajuraho poggiano sul terreno libero, leggermente elevati, quasi nel tentativo di volerli sollevare dalle pene terrene.
Degli 85 templi costruiti dai Chandela, oggi ne rimangono solo 30.
Le numerose sculture che adornano i templi di Khajuraho sono una delle più alte espressioni artistiche del Tantrismo, rappresentazioni del “mithuna”, l’accoppiamento degli dei che genera l’energia vitale.
Si possono osservare anche sculture di animali fantastici, danzatrici e ninfe. Le rappresentazioni nella parte inferiore,vicino alla piattaforma su cui appoggiano i templi, sono invece delle pure e semplici sculture erotiche, una celebrazione dell’amore che tanta parte ha nella vita dell’uomo.
Questi templi sono una vera meraviglia architettonica, la più alta espressione dell’eros e della vita che l’uomo abbia mai innalzato agli dei; definire pornografiche le sculture è tipico di una civiltà – e di una religione- come la nostra che ha separato l’uomo dall’Universo, dandogli una centralità che non gli spetta e che lo danneggia, perché gli impedisce di entrare nel fluire eterno della Vita, in ogni sua forma.

La comprensione del crudo erotismo delle sculture è strettamente connessa a quella della filosofia tantrica, di cui esse sono una manifestazione artistico-religiosa.
I santuari, infatti, erano il luogo in cui venivano compiuti i rituali tantrici della Mano Sinistra, quei rituali, cioè,in cui l’unione sessuale sacrale diventa uno dei veicoli più diretti di salvezza e di liberazione.
Nel cerimoniale tantrico l’atto sessuale si trasforma in un rito in cui l’uomo e la donna trascendono la loro dimensione umana ed incarnano Shiva e Shakti, il principio maschile e quello femminile, nella loro totalità.
Adorando l’invisibile tramite il visibile e lo spirituale tramite il fisico, l’indù veniva a trovarsi nella condizione di potersi abbandonare completamente ai piaceri sessuali. Servendosi del sesso come mezzo di trascendenza aveva la possibilità di “evadere” e tramite l’unione sessuale, pervenire all’unione con qualcosa di più grande di lui stesso e raggiungendo il nirvana, di liberarsi dalla reincarnazione.

Così i contatti umani con animali non rappresentano semplicemente una possibilità fisica, ma costituiscono, in questo contesto religioso, un tacito invito alla tolleranza e alla meditazione che tutti gli esseri viventi sono compartecipi di un’unica realtà e che negli animali c’è un aspetto “umano”, proprio come negli uomini c’è una parte “animale”.
Caratteristica è la rappresentazione di strane, acrobatiche posizioni, la cui ragione è da ricercarsi nelle pratiche yoga e negli insegnamenti religiosi in cui tali posizioni assumono un significato spesso simbolico, come il Kama Sutra e l’Ananga Ranga insegnano.
L’arte erotica indiana ha un denominatore comune che la rende unica: l’assenza totale di qualsiasi senso del “peccato”, del proibito e del tabù
Le sculture dei templi sono pornografiche per una civiltà – la nostra – che ha separato l’uomo dall’universo,scisso atti e organi e disintegrato ogni cosa.
Per l’indù tantrico, l’uomo microcosmo dell’universo, partecipa all’energia cosmica; il desiderio ne è la testimonianza e l’orgasmo, sintomo di profusione, di sovrabbondanza, è emergenza energetica.
Fare l’amore è far circolare l’energia, riprenderla, ricambiarla , è determinare la fusione di basso e alto, terra e universo, effimero ed eterno, unico e multiplo, individuo e tutto.
Così nell’ originale, mirabile architettura di questi templi, nelle miriadi di sculture ove si celebrano i riti della generazione e quindi della creazione della vita scompare l’attimo d’esistenza dei singoli  per perdersi  nel fiume dell’eternità .

VIKI

 

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