Venezia e la neve

neveavenezia

Stabilimmo di trovarci sotto il gruppo dei Tetrarchi, incastonato all’esterno della celladel tesoro di S.Marco.
Fuori della stazione di S.Lucia, reduce da un lungo, massacrante e noioso viaggio in treno, mi ritrovai in una Venezia ostile, nebbiosa, gelida.
Dopo aver depositato in albergo il bagaglio uscii, e cominciai a vagare senza meta.
Il tempo era livido, anche se un sole spettrale illuminava la Laguna, e i visitatori scarsi.
Io, che mi aspettavo di trovare una città logora, sfinita dalle invasioni del turismo di massa- come sempre mi capita quando ritorno a Venezia- riscoprivo invece tutta la giovinezza di un paradiso che fino allora avevo appena intravisto, percependo per la prima volta la sensazione di essere in presenza di una meravigliosa follia, universalmente accettata.
La Serenissima recitava, come al solito, a soggetto in una scenografia mutevole e abbagliante.

Solo allora capii il perché: la natura veneziana non è di monti o masse d’alberi, ma d’acqua e d’aria, elementi puri, quasi immateriali, non plastici ma di colore.
Così, inoltrandomi per calli e sestieri che non mi preoccupavo di riconoscere, il pensiero che tornava sempre a te, rivivevo i carnevali e le lunghe insonnie di piacere, le strade liquide, la confusione sapiente tra habitat terreno e galleggiante.
Mi pareva di camminare a mezz’aria, incantata, tra rumori sognati e rasserenanti per la loro regolarità: il canto degli uccelli dentro giardini fatati e il suono vibrante di mille campane.
Arrivai in una piazza deserta e all’improvviso fu il silenzio.

Allora una malinconia dolcissima, inquietante, invase ogni cosa, insieme alla luce senza vita, gialla e pallida di un sole morente.
Poi , di colpo, quel fievole chiarore si oscurò e ammassi di nuvole si addensarono su Venezia.
Le cupole, i marmi, i mosaici, gli ori si spensero di colpo, mentre l’acqua assumeva un colore livido, metallico, riflesso di una notte prematura.
Improvvisi brividi incresparono il manto d’acqua del Canal Grande che si stirò nervosamente, inarcando la schiena come un gatto mentre un vento improvviso, freddo e tagliente, mi raggelò fino al midollo.
Quando arrivai in Piazza S. Marco- si avvicinava l’ora del nostro appuntamento-notai che era quasi deserta, i pochi passanti andavano frettolosi, muovendosi a scatti come marionette.
Cominciò a nevicare, e per me fu una novità, vedere Venezia imbiancarsi.
Rapidamente un velo candido scese a ricoprirla, come se il mare, in cui stava sprofondando, si fosse trasformato in un oceano di neve che l’annegava dall’alto.
Ora i fiocchi cadevano fitti: arrivai fino al mare dove le gondole parevano lumache nerefluttuanti sull’ovatta nel silenzio più assoluto, come se accompagnassero un funerale di fantasmi.

Allora ritornai in fretta alla mia postazione,dove i Tetrarchi stavano mutando il colore dei loro mantelli lasciando scorgere chiazze di rosso quà e là come isole lucenti, per il timore che tu arrivassi all’improvviso e non trovandomi, ti dirigessi in albergo, privandomi, anche se per poco, della tua compagnia.
Ti aspettai, paziente, in un irreale silenzio…

16 pensieri su “Venezia e la neve”

  1. Ricordi indimenticabili, molto ben descritti in questo tuo brano di bella lettura
    In ogni caso, Venezia è una città che mi trasmette un senso di profonda tristezza!
    Felice giovedì e un forte abbraccio mia cara

    Piace a 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...