La contessa Bellentani e l’omicidio Sacchi:il delitto dell’ermellino (prima parte)

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Da sinistra: l’industriale Bigi Taroni, Liliana Willinser moglie di Sacchi e Pia Bellentani

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Carlo Sacchi

La sera del 15 settembre del 1948 all’Hotel Villa d’Este a Cernobbio furono presentati imodelli della famosa sarta milanese Biki per l’inverno 48-49.
Tra gli invitati all’evento mondano il barone Rothscild, la principessa d’Alemberg, uno zio di Faruk, che allora era ancora re d’Egitto e il fior fiore della nobiltà e dell’industria lombarda.
Verso le due di notte, quando a cimentarsi nelle danze rimanevano solo alcuni volenterosi e la maggior parte di quelli ancora presenti chiaccheravano ai tavoli sistemati ai lati della lussuosa passerella da sfilata, esplose uno sparo che fu udito soltanto da chi stava al bar o nei pressi.
La contessa Pia Bellentani dopo aver scambiato alcune frasi concitate con Carlo Sacchi,industriale della seta, suo amante da anni, estratta dalla stola di ermellino una pistola, sparò all’uomo un colpo diritto al cuore uccidendolo quasi all’istante.
Poi rivolse l’arma contro se stessa e premette il grilletto; ma non ci furono spari, perchél’unico proiettile in canna era già andato a bersaglio (non perché si inceppò comequalcuno scrisse) e la signora forse lo sapeva quando mormorò teatralmente:
-Non spara più, non spara più….-
Pare che il marito della contessa arrivasse come un fulmine sulla scena del delittoportando via l’arma alla moglie, mentre la Locatelli ( formaggi e affini) omaggiava la nobildonna con il triviale epiteto di:
-Puttana-
e qualcun altro gentilmente ricordava al marito, conte Lamberto Bellentani:
-Ma tu lo sapevi di essere cornuto, eri sulla bocca di tutti…-
La pistola usata da Pia era comunque del consorte: lui la portava con sé perché leprecauzioni non erano mai troppo in quel dopoguerra dove i gioielli e le pellicce dellebelle signore valevano una fortuna al mercato nero.
La donna andò a prelevare al guardaroba la Browning, avvolta in un golf giallo del marito, insieme alla sua stola di ermellino, prima di dirigersi al bar per incontrare l’amante Carlo Sacchi.

La storia dall’inizio

Pia Caroselli nacque a Sulmona, in Abruzzo, il 29 Gennaio 1916, la più piccola di sei figlidi Romeo Caroselli che partendo da zero aveva fatto una discreta fortuna nel campo delle costruzioni.
Da una madre molto religiosa ebbe la prima educazione che fu poi completata in una scuola di suore a Roma.
La ragazza dimostrò subito una religiosità morbosa e alternava il desiderio di entrare inconvento con il sogno di un grande romantico amore.
Restava spesso sola, scrivendo poesie di amori impossibili al di fuori di ogni realtà eleggendo romanzi di ugual genere.
Insomma si nutriva di un romanticismo esasperato da operetta.
Pare che abbia tentato anche il suicidio, ma con scarsi risultati.
Quando ebbe ventidue anni la madre la portò in vacanza a Cortina d’Ampezzo, dove fu subito notata: era una bruna notevole con occhi azzurri e un gran bel corpo.
Così una sera, durante una cena al Cristallino, il conte Lamberto Bellentani, quarantenne, proprietario in Emilia di una fiorente industria di insaccati, ben poco attraente ma molto ricco, si innamorò di lei a prima vista.
Pia acconsentì alla sua corte, forse rimase anche affascinata dall’uomo di molti mezzi, che si muoveva con disinvoltura in quell’ambiente che a lei provinciale appariva difficile da affrontare.
Sicuramente i genitori videro nel conte un’ottima sistemazione per quella figliola dalcarattere chiuso e imprevedibile.
Si sposarono il 15 Luglio del 1938 con una fastosa cerimonia.

Per un paio d’anni i coniugi Bellentani vissero a Reggio Emilia e a Bologna viaggiando molto e frequentando le varie località alla moda.
Ebbero due figlie, Flavia e Stefania.
Nell’estate del 1940 nel corso di una festa all’Hotel des Bains di Venezia Pia conobbe Carlo Sacchi, un industriale della seta che si era fatto da solo, venendo dal niente, come suo padre.
Carlo non era sicuramente raffinato come il conte Bellentani ma aveva una personalità travolgente e tutto il fascino dell’avventura. Sposato ad un’ex ballerina viennese, Lillian Willinger, aveva tre figlie e numerose amanti i cui nomi erano sulla bocca di tuttiInsomma un Casanova, come veniva soprannominato nel cerchio degli intimi.
Anche la moglie era a conoscenza dell’intensa vita sentimentale del marito.
Durante la guerra la famiglia Bellentani si trasferì a Cernobbio, in una villa, e Pia fece amicizia con Ada Mantero Sacchi, la sorella di Carlo.
Diciamo che i due iniziarono a frequentarsi più assiduamente.
Quell’anno Sacchi perse una figlia e come è comprensibile il dolore, almeno per un certo tempo, lo prostrò.
Pia iniziò a consolarlo, con lo spirito e anche con il corpo, come si deduce da questa missiva che gli inviò a quel tempo:
-Tu hai suscitato in me sensazioni mai conosciute, risvegliato sensazioni nuove, haisconvolto il mio cuore ed i miei sensi: mi hai fatto conoscere quello che si chiama Amore.
Attraverso questo amore io sento di essere oggi una donna completa, questo lo devo a te
e te ne ringrazio moltissimo-
“Hai sconvolto i miei sensi”, insomma Carlo Sacchi sapeva come risvegliare la sensualitàdi una donna e visto con quanta facilità gli cadevano ai piedi…doveva essere un amante davvero bravo.

Dopo la guerra i Bellentani si trasferirono definitivamente a Cernobbio e i due ebbero mille opportunità di incontrarsi.
Pia dimenticò tutto in questa passione che le aveva spalancato porte su universisconosciuti al di fuori del talamo coniugale, ma non così Carlo, che ben presto riprese a frequentare altre donne, mentre la moglie non dava nessuna importanza alle sue storie, forse perché aveva smesso di amarlo oppure più semplicemente perché le conveniva.
L’uomo, come sempre gli capitava, non aveva il coraggio di troncare quel rapporto che si trascinava tra alti e bassi, in melodrammatiche scene di gelosia della contessa.
Ma all’improvviso comparve un’amante nuova che parve monopolizzare Carlo, Sandra Guidi, detta Mimì, moglie separata di un’industriale di Lugano.
I due furono visti ovunque a Capri, a Cortina, a Sorrento e Pia era annientata dalladisperazione tanto che un giorno pare si sia gettata con una motoretta sotto l’autodell’amante perché desiderava morire per mano di colui che così platealmente aveva smesso di amarla.
L’uomo, evitato l’impatto con una brusca sterzata, scese dalla macchina e invece dirincuorare l’aspirante suicida le fece una scenata tremenda, perché l’auto sportiva checurava più di mille amanti era stata ammaccata.
Ora di fronte ad un simile comportamento chi non avrebbe capito?
Niente da fare, pareva che lei ci godesse a farsi umiliare, in mille situazioni.
E ancora: possibile che il conte Bellentani fosse all’oscuro della tresca, come affermò inseguito?
Comunque Pia seguitò a tempestare di lettere l’amante per cercare di incontrarlo, nonostante la relazione con la famosa Mimì fosse ormai un dato di fatto accettato dalla bella società Milanese.

(A domani l’EPILOGO)

6 pensieri su “La contessa Bellentani e l’omicidio Sacchi:il delitto dell’ermellino (prima parte)”

  1. ti piace troppo reinterpretare tinteggiando i personaggi certe vecchie storie, pur restando fedelissima alla realtà dei fatti: troppo belli la Locatelli e il cornuto…e pensare che la gente “normale” era alla fame terminata la tragica esperienza mussoliniana con catastrofica guerra al seguito!

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    1. quoto il tuo commento giorgio: 1945 , nella tragedia nazionale questi parassiti se la spassavano tutti meno il sacchi. Ho fatto una tesina su questa storia, la contessa, grazie alle conoscenze e ai soldi del cornuto in pratica non pagò mai.

      Piace a 1 persona

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