La “pausa di riflessione” ha quasi sempre un nome?

pausa

Painting by Steve Hanks

L’altra sera una coppia a cena da noi ha parlato di “pausa di riflessione”, locuzione che ciclicamente si ripresenta tra conoscenti e amici sposati e non. In pratica ci si allontana per un po’, onde ripensare in solitudine a che cosa non va in un rapporto che fa irrimediabilmente acqua.Per mia esperienza è solo l’anticamera della fine del suddetto, quasi sempre la pausa di riflessione si chiama Maria, Gertrude, Oreste, Ulderico etc etc etc .
Insomma c’è già un tradimento in atto ma non si ha il coraggio di dirlo.
Voi come la pensate al riguardo?

37 pensieri su “La “pausa di riflessione” ha quasi sempre un nome?”

      1. se fosse x me la pausa non servirebbe nemmeno…
        … anche se non avesse un nome… sono molto drastica, quando le cose non vanno c’è poco da riflettere…

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  1. Mah….se invece della pausa di riflessione ci si sedesse uno di fronte all’altro, cercando di capire concretamente cosa non va?
    Alla fine, i pensieri che si hanno in solitudine rimangono solo domande, senza confronto mi pare un po’ arduo trovare una soluzione, la coppia è composta da due persone, vale la pena coinvolgerle entrambe, visto che interessa entrambe, no?
    E poi ci vuole coraggio, inutile nascondersi dietro a parole non dette, mezze verità per coprirsi le spalle, ci sono centinaia di rapporti che terminano quotidianamente.
    Quindi no ai codardi.
    Si ai gatti se invece si cerca un rapporto stabile, peloso e soffice.

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    1. france, come ti condivido…il mio Big non sta bene e sono di molto preoccupata anche se fabienne, veterinaria, la mia amica del cuore dice che che è indigestione di topi chiaviconi o di uccelli che non son passeri…
      tesoro, per il resto sono assolutamente con te, bacione

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      1. Caspita come capisco la sensazione che si prova quando i nostri pelosi (e non) stanno poco bene….quel senso di impotenza di fronte a musetti che non parlano ma soffrono, però dai, vedrai che riuscirà a ristabilirsi del tutto il tuo micione, te lo auguro col cuore!

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  2. L’hanno chiamato “pausa di riflessione” perché chiamarlo “periodo di prova con l’amante ” pareva brutto . (Cit) Amo solo le persone che mi dedicono il loro tempo perche quelle che mi offrono pause le mando sempre a cagaxe 😁

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  3. ciao Viki!!!
    Penso sia tutto molto soggettivo. Sebbene tutte le storie siano simili, essendo noi unici anche le nostre storie hanno meccanismi unici e diversi, filtrati dalla nostra essenza appunto.
    A volte la pausa significa fine, a volte no.
    Bisogna conoscere il motivo della pausa prima di dare il parere o il giudizio e i due devono parlarne in maniera approfondita prima di premere il tasto di standby : affrontarsi e confrontarsi.
    Sicuramente esprime un forte disagio e, a questo punto, bisogna vedere se ne vale la pena : premere reset, standby, stop o avanti veloce……indietro non si può (mannaggia!!!!)
    Un sorriso e un abbraccio perchè è un pò che non ti leggo (ora, con il tempo a mia disposizione, leggo a ritroso) 🙂

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    1. un piacere averti ritrovato e sì, hai tutte le ragioni del mondo il fatto è che, secondo me, troppo spesso arriva all’improvvio, per il patner, la pausa e appunto ha un nome 😀

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  4. Il trauma del nome cognome anagrafe non ha senso non va cercato in quel senso , questa è la scusa per svicolarsi da un rapporto oramai rotto da tempo probabilmente la coppia scoppiata doveva domandarselo prima cosa non andava inutile trovare il capro espiatorio uno dei due si innamora quando non c’è dialogo ne la voglia di riallacciarlo.. salomonicamente parlando la colpa è di entrambi … quando i cocci son rotti inutile dire chi ha rotto il vaso ..

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  5. La pausa di riflessione ha sempre un nome sì: fine del rapporto. A prescindere dal fatto che ci sia la presenza o meno si una terza persona, Le pause di riflessione servono sono a coprire la mancanza di coraggio di ammettere che le cose non vanno più.

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