Natale 2012, il mio ultimo da single, è stato davvero singolare…

bignatale

Ecco come raccontai, 5 anni fa, quel curioso fortunoso Natale:

Anche quest’anno si sono radunati nella casa grande, il mausoleo di famiglia, tutti i parenti, come da tradizione.
Mia madre adora queste riunioni e relativi pranzi natalizi, come mia sorella del resto, gli unici a detestarli siamo io e il mio adorato felino Big.
Cosi, in questa mattina che si presenta grigia e fredda e senza neppure il conforto della neve, noi due poltriamo sotto le coperte, meditando di restarci per tutta la giornata; ma la voce della genitrice ci costringe a zompare dal letto a gran velocità:
-Alzati, ti ho preparato un vestito decente, per una volta dammi soddisfazione e manda fuori la belva, lo sai che zia Wanda soffre di allergia al pelo dei gatti-
Prendo Big in braccio, sette morbidi chili di giovane micio bellicoso quanto mai, mi guardo allo specchio e decido che mi piaccio così: mai indosserò quell’orrore che mia madre mi ha preparato.
Come se intuisse che si prepara per lui un Natale gelido all’aperto il gattone sfugge al mio amoroso abbraccio, infila le scale e chiede, con insistente miagolio, di uscire. Vieneaccontentato e io mestamente vado a cercare mia madre, immersa insieme all’Emilia, l’Ecuador in casa nostra,nei mille profumi dell’elaborato pranzo natalizio.
Intuisco quale abito vuole farmi indossare, so già che sembrerò un variopinto cioccolatino incartato, e tento di parlamentare; tutto inutile.
Allora mangio qualche cosa e poi decido di uscire nei boschi per una piccola passeggiata che mi faccia sbollire le paturnie natalizie.
-Due minuti, mi raccomando- mi gridano dietro- che ti devi cambiare, i parenti, la nonna, bla,bla,bla…-.

Decido di andare a cercare il mio amore felino, che beato lui, non ha problemi di abiti natalizi. Inizio a chiamarlo, niente da fare, il gattone pare scomparso; allora mi inoltro nel bosco, sono una camminatrice veloce, il tempo passa ma di lui non c’è traccia.
Ormai  convinta che non voglia farsi trovare  sto per tornare quando sento un miagolio straziante, il suo, lo riconosco tra mille, provenire dall’alto, alzo gli occhi e lo vedo lassù, in cima a un vecchissimo castagno, è chiaro che non riesce più a scendere, deve essersi rifugiato lì per scappare da chissà quale pericolo. Comincio a parlargli per tranquillizzarlo, ma non c’è niente da fare, è spaventato e miagola da spezzare il cuore .
Sa che per lui farei qualsiai cosa.
Non mi spaventa salire sugli alberi, lo faccio spesso, solo che questo castagno ha i rami antichi, fragili; comunque parto al salvataggio, meno male ho le scarpe adatte, e con poche difficoltà arrivo vicino al felino; mi siedo su di un grosso ramo, mentre il micione si accomoda subito sulle mie ginocchia facendo fusa assordanti.
Fortunatamente porto sempre nella tasca del giaccone un grande fazzoletto, come quelli dei contadini di una volta, ereditato dalla nonna e penso di fare con quello una specie di marsupio per trasportare Big attaccandolo al mio collo.
Preparo il marchingegno e mi accingo alla discesa; rimetto il piede sul ramo che già mi era servito da scalino per salire e track, si spezza; provo con uno vicino, stessa fine; allora risalgo e mi rimetto seduta poi mi guardo attorno, mentre il gattone dorme beato tra le mie braccia; così scopro con orrore che quelli erano i soli due rami utili per la discesa, gli altri o sono troppo sottili o troppo distanti.
Cerco il cellulare, non l’ho portato; inoltre si è alzato un vento gelido e comincia a nevischiare.
Intanto noi due siamo appollaiati come cornacchie su quest’albero, chissà quando ci troveranno, se ci troveranno.
Comincio a chiamare aiuto, ma mi rendo conto di essere arrivata molto lontano dalla casa che del resto è l’ultima abitazione prima dei boschi; è quasi mezzogiorno, chissà che penseranno. Il freddo aumenta, cerco di ripararmi il più possibile con il cappuccio del giaccone e mi scaldo abbracciando forte il  gatto.

Finalmente, sono le due del pomeriggio quando ormai ho le allucinazioni non solo per il freddo ma anche per la fame, sento delle voci tipo Giovanna d’Arco: sono i parenti che arrivano miracolosamente al soccorso.
Mi metto a gridare:
-Sono qui, aiutoooo!!! – e li vedo in fondo al sentiero, zia Wanda in testa: restano bloccati, guardando in alto, come se avessero visto la Madonna, invece di una disgraziata donna con un gattone marsupiato in braccio.
Mia madre e mia sorella piangono, come al solito; è la zia che grida:
-Una scala, ci vuole una scala…- e mentre i cugini partono di corsa al recupero dell’arnese, il resto del parentado si riunisce sotto al castagno per farmi le solite domande cretine, ma come è successo, quel gatto è un pericolo pubblico, etc, etc,etc.
Per farla breve, arrivata la scala e riuscito il salvataggio, mezza morta di freddo e di fame, mi riportano a casa; e mentre la processione salmodiante guidata da zia Wanda si avvicina al mausoleo penso, stringendo tra le braccia Big, che non sarà poi male questo Natale.

Infatti arrivati alla meta invito il parentado, se mai del mio incoraggiamento ce ne fosse bisogno, a consumare finalmente l’abbondante pranzo frutto di tanta fatica e danaro.
Io necessito subito di un lungo bagno bollente e profumato.
Mentre tutti spariscono a velocità da ultrasuono verso la sala da pranzo, probabilmente per consolarsi dopo tante ambascie, mi infilo nell’enorme cucina dove il camino acceso non mi è mai parso così confortevole.
Lì trovo l’Emilia con le candele che in circostanze gravi come questa è solita accendere attorno a una orribile immagine che non ho mai capito di quale santo sia l’approssimativo ritratto.
Sempre che di santo si tratti.
Tra baci e abbracci lacrimosi le chiedo di mettermi in caldo un piatto di lasagne con i funghi che lei si offre di portarmi in camera, finito il bagno, accompagnate da uno speciale dolce al cioccolato che, dice, ha fatto solo per me.
Lo conosco, son diecimila calorie a fetta, del resto ne ho bisogno.
La ringrazio e le affido Big che solo con lei è al sicuro affinchè lo ristori a dovere.
Ci penserà lui a raggiungermi in camera. E sarà uno splendido Natale, in pace, lasagne ecioccolato a sfare e poi sotto le coperte, con l’adorato felino che ronfa con la testa sulla mia pancia.
E fuori nevica davvero, ora è quasi una tormenta…

A distanza di 5 anni nulla è cambiato nella grande casa, anche per questo Natale saremo in  diciotto  più tre quattrozampe a festeggiarlo 😀

31 pensieri su “Natale 2012, il mio ultimo da single, è stato davvero singolare…”

  1. WOW …
    bel racconto … bella giornata (non ho dubbi in merito), forse meno nel paio d’ore sul ramo 😉
    nulla al confronto della ‘festosa monotonia’ dei soliti Natali in cui ci si siede a tavola per pranzo e ci si alza al termine della cena …
    come diceva il vecchio Mike … “allegriaaaaa”

    buona settimana (di avvicinamento 😉 ) – ciaooo

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  2. Che bello ! Anche se non ti conosco, sono DAVVERO felice di questo tuo scenario natalizio. Come sempre riesci ad emozionarmi anche senza volerlo. Tu dici che a distanza di cinque anni nulla è cambiato, mentre per me è l’esatto contrario. Vabbè, non importa ! Ciao cara.

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      1. per me è sempre magico il natale…non è voluto …solo a i primi di dicembre mi monta dentro un frizzantino d’allegria che razionalmente non è spiegabile in un a mente così pragmatica e disincantata come la mia…ma arriva. ciauuuu

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