Quei miei sedicianni insolenti

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Nel caldo del primo pomeriggio
odoroso di zagare e gelsomino
con l’insolenza dei miei sedicianni
di corsa salivo alla tua stanza
al grande letto sfatto
dove ridendo mi lasciavo cadere
sopra di te
che impaziente attendevi.

L’odore dei nostri corpi accaldati
confuso all’essenza carnale dei fiori
tra le persiane socchiuse saliva agli dei
-noi, sacerdoti di un rito pagano-

Entravi in me con dolcezza
ed io ti accoglievo curiosa
in attesa del piacere improvviso
che togliendomi i sensi mi riempiva di te
lasciandomi sazia
le palpebre pese di sonno.

Ma un attimo dopo rapida mi rivestivo
e a passo veloce,cantando
scendevo le scale
mentre l’incerta domanda
– mi ami?-
restava lì
prigioniera per sempre
dei miei sedicianni insolenti.

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