Isabella Morra, l’inquieto fantasma del castello di Valsinni

mortainvasca

 

Nel cupo sud del ‘500 visse Isabella Morra, una delle voci più originali della lirica dell’epoca.Erano i tempi in cui Francia e Spagna si contendevano il “mondo” e la guerra tra Francesco I e Carlo V insanguinava l’Europa.
A Valsinni, nella parte più interna della Basilicata, viveva, nel suo castello che a tutt’oggi è perfettamente conservato, un piccolo barone, Giovan Michele Morra, che, avendo sposato la causa della Francia, si ritrovò tra i vinti e dovette riparare a Parigi.
Era il 1528.
Nel feudo rimasero la moglie e i sette degli otto figli, tra cui Isabella, nata nel 1520.
In quella natura aspra e ostile, tra gente, familiari compresi, che non la comprendeva, Isabella, cresciuta leggendo il Petrarca e i classici, trovò rifugio nella scrittura e la sua poesia, spesso violenta, risentita e amara, fu per lei l’unica evasione possibile da quelle cupe mura che ne vedevano sfiorire la giovinezza.

Era una donna inquieta, come si capisce benissimo leggendo il suo Canzoniere: soffrì moltissimo per l’obbligata lontananza dell’amato padre e anche per quel cinquecento che se altrove era così scintillante, per lei, a Valsinni, si era tramutato in prigione senza via d’uscita.
Un giorno, all’improvviso, nella sua vita comparve l’affascinante figura di Diego Sandoval de Castro, colto poeta spagnolo- e quindi nemico dei Morra- proprietario di un feudo confinante, sposato e padre di tre figli.
Tra i due cominciò una fitta corrispondenza letteraria
Teniamo presente che Isabella aveva già 25 anni, non era certo una bambina.
Non si sa se i rapporti tra i due rimasero platonici oppure si concretizzarono in una infuocata relazione.
Fatto sta che la gente cominciò a mormorare, le dicerie giunsero alle orecchie dei fratelli di Isabella, tre dei quali, associando ai motivi di “onore” quelli politici, attuarono una sanguinosa vendetta.
I primi a essere giustiziati insieme a colpi di pugnale, nell’autunno del 1545, furono Isabella Morra e certo Pieretto che pare facesse da “corriere postale” tra i due, scoperto, secondo una cronaca di famiglia pubblicata nel 1629, mentre consegnava alla giovane una lettera di Diego Sandoval.
Quest’ultimo venne ucciso nello stesso modo dopo pochi mesi, in un agguato tesogli nel bosco di Noia (l’attuale Noepoli).
Terminato il “lavoro” i fratelli ripararono velocemente in Francia presso il padre e
Ovviamente non pagarono mai per il triplice omicidio.

La produzione poetica di Isabella Morra a noi pervenuta sta tutta nel Canzoniere, breve quanto intenso e diverso da tutti gli altri contemporanei.
Composto di dieci sonetti e tre canzoni, fu ritrovato, secondo Benedetto Croce, dalla polizia spagnola tra le carte della poetessa assassinata.
Rimasta sconosciuta per circa tre secoli e riscoperta appunto dal Croce, Isabella Morra è oggi riconosciuta come una delle voci più originali della lirica cinquecentesca italiana.
Nei suoi versi, infatti, non c’è il mondo stereotipato, stucchevole e convenzionale delle Corti, bensì il vento che soffia tra le rocce intorno al castello di Valsinni e il rumoreggiar del fiume Siri-l’attuale Sinni- l’urlo dei rapaci notturni e il frusciar del vento tra i boschi, il dolore per l’assenza del padre tanto amato, il dramma della sua solitudine, in altri termini tutta la realtà di una contrada che, emblema della provincia meridionale così drammaticamente isolata ed emarginata, fu un tutt’uno col pianto di Isabella, in una dimensione che non è più individuale, ma suggestivamente geografica e sociale.
Se davvero amò Diego nessuna lirica amorosa ci è giunta, forse è stata distrutta.
Riporto qui alcune delle sue composizioni che preferisco:

Rima I

I fieri assalti di crudel fortuna
scrivo piangendo, e la mia verde etate;
me che ‘n sì vili ed orride contrate
spendo il mio tempo senza loda alcuna.
Degno il sepolcro, se fu vil la cuna,
vo procacciando con le Muse amate,
e spero ritrovar qualche pietate
malgrado de la cieca aspra importuna;
e col favor de le sacrate Dive,
se non col corpo, almen con l’alma sciolta,
essere in pregio a più felici rive.
Questa spoglia, dov’or mi trovo involta,
forse tale alto Re nei mondo vive,
che ‘n saldi marmi la terrà sepolta.

Rima VII

Ecco ch’un’altra volta, o valle inferna,
o fiume alpestre, o ruinati sassi,
o ignudi spirti di virtute e cassi,
udrete il pianto e la mia doglia eterna.
Ogni monte udirammi, ogni caverna,
ovunq’io arresti, ovunqu’io mova i passi;
chè Fortuna, che mai salda non stassi,
cresce ogn’or il mio male, ogn’or l’eterna.
Deh, mentre chì’io mi lagno e giorno e notte,
o fere. o sassi, o orride ruine,
o selve incolte, o solitarie grotte,
ulule, e voi del mal nostro indovine,
piangete meco a voci alte interrotte
il mio più d’altro miserando fine.

Rima VIII

Torbido Siri, del mio mal superbo,
or ch’io sento da presso il fin amaro,
fà tu noto il mio duolo al Padre caro,
se mai qui ‘l torna il suo destino acerbo.
Dilli come, morendo, disacerbo
l’aspra Fortuna e lo mio fato avaro,
e, con esempio miserando e raro,
nome infelice a le tue onde serbo.
Tosto ch’ei giunga a la sassosa riva
(a che pensar m’adduci, o fiera stella,
come d’ogni mio ben son cassa e priva!),
inqueta l’onde con crudel procella,
e di’:- Me accreber sì, mentre fu viva,
non gli occhi no, ma i fiumi d’Isabella.

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Castello di Valsinni

Ogni tanto, qualcuno dice di vedere la sagoma evanescente di Isabella al di sopra dei bastioni del suo castello. Testimonianze dirette di persone che hanno visitato il maniero confermano la presenza dello spirito della giovane. Se vi capita di passare dalle parti di Matera, salite fino a valsinni: chissà che non vediate lo spirito della poetessa infelice vagare in cerca di giustizia e di pace.

 

18 pensieri su “Isabella Morra, l’inquieto fantasma del castello di Valsinni”

    1. sì lo è J. soprattutto se capiti a valsinni, dove sono stata , e senti raccontare la storia c he lì si tramanda da secoli, compresi gli ulivi vecchissimi sotto i quali fu uccisa isabella e che in alcune notti si arrossano di sangue…

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