Io ho il coraggio di morire a voi auguro quello di vivere

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-La mia giovinezza sopportava agevolmente e quasi con spavalderia gli eccessi della malattia. Ma poi dovetti soccombere e giunsi al punto di ridurmi in un’estrema magrezza. Spesso ebbi l’impulso di togliermi la vita, ma mi trattenne la tarda età del mio ottimo padre. Pensai non come io potessi morire da forte, ma come egli non avrebbe avuto la forza di sopportare la mia morte. Perciò mi imposi di vivere; talvolta ci vuole coraggio anche a vivere-

(Lucio Anneo Seneca)

Seneca scrive: ci vuole coraggio –anche– a vivere. Dunque non solo a togliersi la vita. Da qui la mia domanda:  è più difficile affrontare una malattia invalidante, dolorosa,mortale oppure lasciarsi andare o per esser chiari darsi la morte? E si può chiamare codardo chi non regge al male oscuro di Berto, quello che accompagnava anche Pavese e che lo portò a suicidarsi? Il suicidio è una prova di coraggio o di debolezza?
Io penso che ci voglia molto coraggio a rinunciare volontariamente a questa vita che poi è l’unica prova del nostro esistere, l’unico punto luminoso nel nulla…ma quando affronto l’argomento mi trovo in minoranza . Forse è il retaggio cattolico che la maggior parte di noi si porta appresso: la dannazione eterna per chi si toglie la vita.
In un vecchio film”La gatta sul tetto che scotta” tratto da un dramma teatrale di Tennessee Williams uno dei protagonisti, venuto a sapere che il cancro lo sta uccidendo, prende la decisione di accelerare la dipartita e comunicandola ai parenti dalle esistenze non facili dice:
-Io ho il coraggio di morire a voi auguro quello di vivere-

17 pensieri su “Io ho il coraggio di morire a voi auguro quello di vivere”

    1. quarc ho vissuto e v ivo da vicino il percorso dolorosissimo di chi è colpito da patologie senza speranza…non vado oltre ma da qui il post: c’è chi va sorvegliato perché non scelga la fine di AIUTI- ma è giusto?- e chi non si arrende mai… anche io la penso come te, ci vuole coraggio e parecchio ma anche molta disperazione… ciaooo ❤

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  1. Ci sono diversi aspetti, il tipo di invalidità quanto è invalidante nel comunicare. Per quanto mi riguarda me(soggettivamente) meglio la morte ed andargli incontro (non il suicidio, ma vivere senza privarsi di niente praticamente senza curarsi).
    Altro aspetto persona terminale,l’eutanasia in certi casi è una liberazione per il malato ed inconsciamente per chi gli è vicino , è più coraggioso vivere che abbandonarsi all’oblio della morte. Se la vita ha un certo valore qualitativo allora quel minimo di speranza diventa ragion di vita.
    Seneca ha ragione , il male è peggio della morte. Ed io sono un debole

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