Il vento dei Balcani

6-1

Painting by Josef Kote

La guerra continuava, nonostante gli interventi delle cosiddette forze di pace, anzi la situazione peggiorava di giorno in giorno.
La fame mieteva tra la popolazione più vittime della peste nera; chi restava in vita nonostante le bombe, le rappresaglie, gli “errori” dei militari, imparava a sopravvivere. In un pomeriggio grigio e freddo una jeep con quattro soldati arrancava per una mulattiera, tra le montagne spoglie, un deserto, da ore non incontravano né animali né uomini, erano diretti all’ultimo avamposto, vicino alla frontiera, una zona tranquilla in quell’inferno dove non si aggiravano neanche i lupi.
All’improvviso dopo una curva a gomito si trovarono di fronte a delle rovine imponenti: colonne che ancora si ergevano verso il cielo, un arco semidiroccato con scritte romane e una specie di anfiteatro invaso da piante selvatiche, rovi ed erbacce di ogni genere.
I quattro soldati, Mark, John, Mat e Luke, erano dei cattivi soggetti: stupratori e assassini legalizzati. Per questo li avevano confinati in quelle lande desolate.
-Ehi, fermiamoci un attimo, ho il sedere quadro, a son di star seduto… mangiamo qualche cosa, beviamo e poi ripartiamo-propose John, accarezzando la bottiglia di bourbon infilata tra il sedile e la portiera.
Così fecero.
Rabbrividendo per il vento che si era levato, il vento gelido dei Balcani, si avvicinarono ai ruderi e restarono a bocca aperta, soprattutto John, detto l’artista, per certi lavoretti in pelle umana che gli riuscivano alla perfezione.
E un poco artista lo era davvero.
L’antico arco, sotto il quale si ergeva una montagnola di rifiuti, era splendido; pareva impossibile che un tempo lì fosse esistita una città fiorente al posto di quell’assurdo silenzio cimiteriale.
Dopo essersi guardati in giro i quattro soldati si accomodarono sui ruderi e tirarono fuori dagli zaini scatolette di carne a fettine, altre di frutta sciroppata e lattine di coca-cola ma si attaccarono subito alla bottiglia di bourbon di John, tanto per riscaldarsi.
Mat fu il primo a vedere sulla montagnola di detriti sotti l’arco la bambina.

Rimase per un attimo stupito a fissarla, poi:
-Ehi, guardate, abbiamo visite- disse agli altri tre, che stavan litigando per la bottiglia di liquore.
La ragazzina, che aveva dodici anni ma ne dimostrava di meno dato l’evidente stato di denutrizione, era alta e secca, con un vestito lacero che la scopriva più che coprirla, una giacca di colore indefinibile piena di buchi, a tracolla una sdrucita borsa di stoffa e tra le mani un grosso bastone nodoso.
Aveva i capelli lunghi, ricciuti, incolti, legati malamente con uno spago.
Nel viso smunto e scuro, da zingara, brillavano due occhi neri, allungati, occhi tartari, pensò Mat.
-E quella, da dove sbuca? Qui intorno non c’è un’anima viva per chilometri- chiese Luke.

La ragazzina, distante da loro una diecina di metri, fissava le provviste, con lo sguardo di un animale affamato: cibo, chiedeva solo cibo.
Allora Mark prese una scatoletta e fece per avvicinarsi a lei, che si ritrasse, scuotendo la testa.
Fu allora che cominciò il gioco crudele.
-Fagliela sospirare alla selvaggia la carne, dai , vediamo se riesci a farla avvicinare, così ci rendiamo conto se val la pena -sghignazzò John accendendosi una sigaretta – A quanto pare le facciamo schifo, se gli sguardi fossero pistole saremmo già morti-
A queste parole gli occhi della bimba si fecero stretti, due fessure, quasi trattenesse le lacrime.
Ma lì davanti a lei c’era di che sfamarsi e poi non li temeva quei soldati, lei non aveva paura di nessuno.
Da un anno vagava per i monti, al freddo, sfuggendo le trappole di uomini e animali, mangiando di tutto, contendendo le radici ai cinghiali, rubando: non aveva mai cercato altri umani a cui chiedere ospitalità; era sola e tale voleva restare.
La sua famiglia era stata sterminata in un bombardamento aereo dai “liberatori”.
Un errore, naturalmente, deprecabile, ma in guerra succede, è il prezzo che da sempre paga l’innocente.
Odio.
Era tutto quello che le era rimasto e che l’aveva spinta a sopravvivere.
Da grande si sarebbe vendicata.

Mark cominciò a retrocedere con la mano tesa e la ragazzina, con cautela iniziò ad avanzare.
Improvvisamente l’uomo lanciò lontano da sè la scatola gridando:
“Via” e si mise a rincorrer la bambina che si era lanciata sulla preda.
L’agguantò per i capelli, spingendola brutalmente da una parte, afferrò la scatola e la lanciò di nuovo, questa volta dietro di sé.
Lei rialzatasi in un attimo riprese a correre, ansimando, ma inciampò nel bastone e cadde: il vestito sdrucito si sollevò sulle cosce magre e:
-Perdio- urlò Luke- è senza mutande-
In un attimo i quattro le furono intorno: lei con una mano tentava di ricoprirsi, mentre con l’altra faceva roteare il bastone, soffiando come un gatto selvatico e mormorando parole incomprensibili.
Mark prese a sbottonarsi i pantaloni, sghignazzando, incitato dai compari che avevano fiutato lo stupro di gruppo.
Allora successe l’incredibile: la ragazza, raccolte le gambe sotto di sé , usandole come pistoni, inarcò la schiena e partì, centrando con un colpo tremendo nel basso ventre il soldato, che si stava abbassando verso di lei.
Lui si inginocchiò ululando dal dolore … nell’attimo di sbigottimento che seguì, rapidissima, la ragazzina si alzò e spiccò letteralmente il volo, come un lampo scavalcò Mark per terra e sparì tra le rovine.
Gli altri tre la seguirono ma fu tutto inutile, la vittima era scomparsa, volatilizzata.
E la scatola di carne con lei.

Passarono due anni.
I quattro balordi soldati caddero, insieme ad altri, in un’imboscata tesa loro dai guerriglieri del posto, che dopo essersi impossessati delle loro armi , se ne andarono, credendo di averli uccisi tutti.
Invece i quattro compari non erano ancora morti, moribondi, sì , ma non morti.
Si erano trascinati, terrorizzati, dissanguati, ma lucidi, l’uno accanto all’altro:Luke e Mark avevano solo metà della faccia e non riuscivano più a parlare, Matt vedeva fuoriuscire, da uno squarcio nel ventre, gli intestini.
John , stringendo i denti, trascinandosi dietro le gambe a pezzi, cercava di avvicinarsi a un cellulare, che qualcuno aveva perduto, e che pareva miracolosamente illeso.
All’improvviso un’ombra gli coprì il sole, mentre un piede, calzato da una vecchia scarpa legata con spago schiacciava senza pietà il telefono, l’ultima speranza per i moribondi.
Alzò gli occhi offuscati dal sangue e la vide, sopra di sé, scrutarlo con curiosità.
-Aiutaci- implorò
Lei taceva. Allora , fissandola, la riconobbe, dagli occhi neri, tartari, nei quali non lesse alcuna pietà: erano occhi vuoti, sordi.
Poi si accorse che la ragazzina delle rovine, che ora era cresciuta, non teneva più in mano un bastone, ma un coltello, di quelli grandi, da macellaio.
-Era buona, quella scatoletta di carne- disse lei lentamente in un inglese stentato- ma tu no, non buono; e ho bisogno di scarpe, e altro che voi avete-
Si inginocchiò e passò e ripassò sul viso del soldato terrorizzato la lama del coltello, poi gli afferrò i capelli, all’indietro, costringendolo a mostrarle il collo.
Lo guardò negli occhi mentre lo sgozzava: un taglio netto e preciso da un’orecchio all’altro.
Il sangue uscì gorgogliando e lo sguardo si fece vitreo.
Lei mormorò tra sé:
-Ora arrivo anche da voi, pazienza, lo so che siete ancora vivi, che mi state aspettando- e la lingua slava volava in quel cielo di morte come una profezia.
Si avvicino a Mark e con un colpo gli aprì il cuore; poi fu la volta di Luke, che scannò, aprendolo dallo sterno al pene, come fosse un coniglio; rimaneva Mat, che la guardava, rassegnato, la mano premuta sugli intestini.
Girò il capo, offrendole il collo.
Ed ebbe la stessa morte di John, l’unico ad averla riconosciuta, per gli altri tre lei fu solo la morte che arrivava a liberarli.
Poi la ragazza, dopo aver ripulito per bene il coltello, sfilò ai quattro soldati le scarpe, rovistò tra i morti per veder se c’era qualche cosa da prendere e preparò un fagotto da portar via. Ma prima di andarsene alzò la gonna di fronte a tutti quei cadaveri e disse:
-Vedete, anche oggi sono senza mutande-
E si allontanò.

10 pensieri su “Il vento dei Balcani”

  1. Così successe nei balcani così succede in medioriente ed in altre parti del mondo.Il tuo pezzo mette in rilievo i retroscena delle guerre, quello che non viene detto quella guerra sporca che non ha pietà di nessuno e lascia solo desolazione e morte da dove passa. Ma non sempre la fortuna è dalla parte del guerriero cattivo a volte quello spirito innocente di sopravvivenza riesce infine a sopraffare il colosso (così successe in vietnam e cambogia) ed avere anche la sua vendetta su questi che non sono nemmeno soldati ma opportunisti mercenari.
    Un bel pezzo , ho letto il finale con soddisfazione. Mi piace come scrivi perchè oltre allo racconto descrivi con minuziosità la scena da renderla visiva viva al lettore … Grazie e bello il racconto .. buona serata Vicky
    Anche nella bibbia si cita la regola d’oro ed al negativo si trasforma ….. Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te … quei soldati non la conoscevano 😀

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  2. Ben descritto, la guerra trasforma gli uomini in criminali e legittima quelli che criminali già lo sono. Ma l’uomo fa finta di non vederlo, le ragioni dell’economia prevalgono sempre.
    La vendetta a volte ha il sapore di giustizia, anche se no lo é.. ☮️

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