Cammina sul nero

C’era qualche cosa di strano nella grande e antica casa dove sono cresciuta.
C’erano ombre negli angoli e sussurri nelle scale e il tempo era insignificante come la chiarezza.
Ma non saprei dire come facessi a saperlo.
E c’era in atto una guerra: una guerra silenziosa, senza rombi di cannoni; i corpi che cadevano non erano che desideri morenti e il sangue versato si chiamava sempre orgoglio di antichi rancori.
Di questo sono sicura.
La nostra casa aveva innumerevoli finestre, molte di esse impreziosite da splendide vetrate colorate.
Da piccola giocavo nel grande atrio dove le vetrate colorate e piombate della portafinestra raffiguranti scene di angeli di vita e di morte proiettavano sul pavimento arabeschi di tutti i colori che risplendevano tatuandomi simboli sul volto, colpendomi con violenza gli occhi e trapassandomi il cervello.
Come fossero lame invisibili.
Allora recitavo dei versi che qualcuno mi aveva insegnato- forse gli stessi muri della casa- per proteggermi dai colori:

Cammina sul nero, esci per sempre dal mistero
Cammina nel verde, nel male ci si perde
Cammina sul blu, faticherai sempre di più
Cammina nel giallo, cadrai giù dal piedistallo
Cammina sul rosso, avrai la morte addosso

Così per non camminare sui colori che mi terrorizzavano strisciavo lungo le pareti ascoltando le campanelle tibetane sotto il portico tintinnare e tintinnare, tenendomi nell’ombra e sussurrando la filastrocca.
Strisciavo e strisciavo finché anche i colori si muovevano e scintillavano come diamanti incandescenti.
Poi qualcuno o qualcosa puntava nei miei occhi un prisma di cristallo che mi accecava.
Allora smettevo di strisciare lungo i muri: era inutile, i colori vincevano sempre.
Per questo, ora, amo tanto il buio in cui mi avvolgo fiduciosa come nell’abbraccio atteso di un amante.
Perché:

Cammina sul nero, esci per sempre dal mistero

19 pensieri su “Cammina sul nero”

  1. E c’era in atto una guerra: una guerra silenziosa, senza rombi di cannoni; i corpi che cadevano non erano che desideri morenti e il sangue versato si chiamava sempre orgoglio di antichi rancori.
    eccolo il tuo nero…ti leggo ogni volta con rinnovato piacere la tua è rara abilità di mescolare ad arte realtà e fantasia

    Piace a 1 persona

  2. Nell’infanzia ogni cosa si ingigantisce e spesso si ammanta di mistero. È un continuo cercare le paure per imparare ad affrontarle.
    Una vetrata come quella dell’atrio della vecchia casa non l’avrei sopportata nemmeno da grande.

    Hai scritto un bellissimo pezzo!

    Piace a 1 persona

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