IL mercatino che non c’è più

Oggi mi sento il mercatino del giovedì
quello che “c’era una volta”
quando eravamo sani e non lo sapevamo
dove potevi trovare di tutto
il bello e il brutto, il bene e il male
e l’inflazione si limitava al trotto.
Potevi scoprire more che non avevano rovi
rose false senza spine
sospiri d’amore ch’eran singhiozzi
vecchie giacche militari
sdrucite di ricordi
bandiere con lune, stelle e strisce
che uscivano fuori da vecchi cilindri
essenze di pipì di gatto contro i muri
della città vecchia
lo zaino sdrucito di un bimbo
mai nato
sorrisi di convenienza e sorrisi sinceri
sinceri magari per conveni
enza.
Rovistando forse avresti scoperto
le cartoline smarrite
quelle che avevo spedito a me stessa
senza indirizzo.
E tra uno slip di pizzo cinese
e un vecchio cappello con fiori finti, in un mare
di curiose inutilità avresti potuto trovare anche un amore vero
se avessi cercato con molta pazienza
e soprattutto diffidato
delle imitazioni.

15 pensieri su “IL mercatino che non c’è più”

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